CRESCERE

Prima giornata di mare.
All’uscita dalla stradina, tra due file di piccoli condomini silenziosi: luce spiegata, aria sospesa, aperta, tersa, un biancore accecante che sfuma in azzurro, piccole onde lunghe, strascicate, luccicanti, fragore leggero e continuo di mare e di vento nelle orecchie.
Sulla spiaggia vuota, pettinata da bagnini zen, i primi ombrelloni chiusi ma già schierati, in attesa.
In prima fila, una giovane coppia di stranieri dal nord con due bambini. Giocattoli di plastica colorata intorno ai due lettini, una carriolina gialla, un retino da pesca appoggiato all’ombrellone, un passeggino. I due leggono tranquilli, rivolti al mare.
La bimba più grande, seduta in riva, scodella piccole torri di sabbia da un secchiello blu.
Il bimbo più piccolo, cappellino azzurro con visiera e mini strascico sulla nuca alla Lawrence D’Arabia, trotterella cauto sulla sabbia, avanti e indietro, tra la sorellina e i genitori. Cento metri di qua e cento metri di là. Nessuna deviazione. Lo lega un guinzaglio invisibile. La madre ogni tanto alza lo sguardo e controlla che nessun ostacolo esterno arrivi ad interrompere il filo.
Tra madre e figlio, solo una curiosità improvvisa del bambino per il battello rosso del salvataggio poco più in là, o per il gabbiano che volteggia piano planando immobile sull’aria appena oltre le prime onde, potrebbe sospendere il contatto.
Improvvisamente la tensione della crescita mi sembra tutta lì: tra un guinzaglio, che più è invisibile e silenzioso più è potente e profondo, e la curiosità per il mondo che assorda, richiama, alletta, respinge, spaventa, richiama ancora e infine trattiene fino a rompere il filo.
Non sempre, ma di solito va così.

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14 Risposte to “CRESCERE”

  1. cf05103025 Says:

    è un piacevolissimo brano, Dipòk, mi è piaciuto molto,
    lirico direi, perbacco!!

  2. anonimo Says:

    Infatti sì, è così che va. Grazie per averlo ricordato in questo modo.
    Giovanni

  3. dipocheparole Says:

    Grazie ragazzi (!)
    🙂

  4. anonimo Says:

    Sono d’accordo con te. La tensione della crescita è tutta qui. Complimenti. Hai reso l’idea in modo davvero poetico!
    Capastuerta

  5. anonimo Says:

    bellissimo, hai acceso la mia macchina del tempo (e mo’ chi me la spegne!!??)
    saludos!

  6. anonimo Says:

    firma scordai
    meditapartenze fui
    😉

  7. dipocheparole Says:

    Grazie e benvenuti capastorta e medit:))

  8. cf05103025 Says:

    Comunque:
    c’è da fare o no?
    Diaciamocela tutta….:-)
    cioè, non è che quando uno vuol fare sul serio poi il fare medesimo non glie lo fanno fare?
    E’ un dubbio amlettico, o epilettico, non so,
    mò mi piglio il teschio e vo misurando i campi così colà,
    ecco

  9. cf05103025 Says:

    Diciamocela:-(

  10. dipocheparole Says:

    Non credo Mario. Se uno vuol fare sul serio secondo me fa eccome. Ma sul serio però.
    (Ma com’è che ti vengono queste pensate?!:))

  11. anonimo Says:

    Un altro bel pezzo, Dipok. Mi ricorda Castaneda letture di magia dei bei tempi. Perché lì c’erano tutti quei fili e raggi luminosi che legano gli uomini fra di essi e con tutte le cose della natura. Mah! uno può crederci oppure no. Ma che esista un filo invisibile che unisce madre e figlio è fuori di dubbio: provare a passare fra una madre e il suo bambino per credere.

    Rob

  12. cf05103025 Says:

    cara Dipòk,
    mi vengono ‘ste pensate perché c’ho ‘na mente luminosissima,
    infatti mi sono inventato ‘n paio d’occhiali da sole retroversi, per difendermici
    :-))

  13. dipocheparole Says:

    @Rob: grazzz:). Castaneda e roba così non mi ha mai preso, però che ci siano guinzagli profondi e invisibili tra esseri umani e anche tra umani e natura, è innegabile. Io all’inizio, prima di scrivere il pezzo, in effetti l’avevo pensata come una cosa negativa, poi non so come è venuta fuori un po’ diversa.
    p.s.: a torino ho visto la tua piazza. Bellissima aiuola.
    @Mario: ma alla fine il dubbio l’hai risolto o no?:)

  14. cf05103025 Says:

    Ho risolto il dubbio:
    ho misurato i campi a passi tardi e lenti, mi sono inciampato, sono caduto in un fosso, il teschio m’ è piombato in capo e m’ha urlato:
    C’è da fare, cazzoooooo!!!

    Per cui: obbedisco
    MarioB-))

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