THEY CAN’T GET NO SATISFACTION

(continua la meditazione sui Rolling Stones)

Quando ho aperto questo blog, dopo averci pensato un paio di minuti, mi è venuto spontaneo chiamarlo Motivi per alzarsi al mattino.
Chi mi conosce, quando ho detto in giro che avevo cominciato a scrivere in un blog, e ho detto il titolo, si è fatto due risate, perché gli amici, da sempre, sanno che sono notturna, che ho ben installato nel mio ipotalamo, o nell’ipofisi, o dove comunque si regoli l’ora, il fuso orario di Bombay, e che per me le ore del mattino hanno il piombo fuso in bocca.
In realtà, ovviamente, la mia non era un’allusione al perché alzarsi proprio al mattino quando, potendo, ci si potrebbe alzare comodamente a mezzogiorno, ma proprio un tentativo di ricerca, curiosa, attenta, interessata, bramosa e qualche volta pure disperata, dei motivi che tutte le persone, volenti o nolenti, valutano e scelgono nella propria vita, per decidere di alzarsi dal letto tutte le mattine.
Nel mio piccolo, una vaga, fiduciosa risposta la suggeriva quello che vorrebbe essere il sottotitolo del blog: C’è da fare. Ma in realtà la risposta non ce l’ho.

Esistono persone che apparentemente non scelgono: si svegliano, si alzano e vivono. Nessuna scelta cosciente. Lo fanno i fiori, i gatti, i neonati, i bambini, (quasi tutti), le rondini appena albeggia, e le persone che forse, posso solo supporlo, hanno dentro, ben interiorizzato e assimilato, un ordine molto semplice e perentorio: si fa. Ma forse non è neanche un ordine interiorizzato. C’è e c’era da sempre: si vive.
Poi, ci sono tutti gli altri.
Chi più chi meno, tutti prima o poi si chiedono, ma chi cavolo me lo fa fare? E qui, sono sicura che è solo l’intensità che cambia.
Anzi, cambiano di sicuro sia l’intensità sia il motivo che poi ognuno cerca e trova. E questi motivi sono i più vari, li conosciamo bene: religioni, mamme e figli, colpe e doveri, istinti e speranze. Da lì non si scappa. Non me ne vengono in mente altri, o forse ce ne sono, ognuno ha il suo, in fondo.

Quello che colpisce, a volte, sono i motivi delle persone che invece avrebbero tutte le ragioni per non volersi più alzare al mattino perché magari non riescono proprio più ad alzarsi materialmente dal letto, ad uscire dal polmone di acciaio, o a continuare una vita che il corpo fisico, tra mille sofferenze, suggerisce quotidianamente di concludere. Anche qui i motivi sono i più disparati, ammirevoli, coraggiosi. Sorprendenti anche, perché ci danno da pensare alle nostre scelte un po’ codarde e pusillanimi, di persone abituate a pensare solo in termini di corpi efficienti e di materia produttiva. Gli altri sembrano alieni allora: persone che, apparentemente, non hanno nulla e che trovano invece, dentro di sè, degli ottimi motivi per continuare.

Però, quello che a me più sorprende, e non so bene perché, sono i motivi per alzarsi al mattino delle persone che, invece, apparentemente, hanno già ottenuto tutto.
Hanno ottenuto tutto quello che volevano: che sia il denaro, la fama, la conoscenza o il potere, l’hanno avuto, ma ancora non mollano.
Mi stupiscono, mi meravigliano e mi fanno pure incazzare, insomma, quelli che, alla fine, capisci che a vivere si divertono proprio.
Quelli che hanno avuto la fortuna di trovare dentro di sé un vizio, un’arte, una mania, un piacere, un peccato capitale, chessò la lussuria, l’avidità, la superbia o la golosità, l’hanno saputo girare in loro favore e, senza esserne né schiacciati né demoliti, ci si sono abbarbicati.
Quelli che continuano, che vivono e se la godono, nonostante tutto, nonostante l’età, nonostante il tempo, nonostante loro stessi.
Insomma, perché Keith Richards, nonostante sia Keith Richards, continua a suonare su un palco?

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5 Risposte to “THEY CAN’T GET NO SATISFACTION”

  1. anonimo Says:

    Io credo che Keith Richards continui ad andare sul palco perché adora la musica. Probabilmente continuerà ad andarci anche sottobraccio al colf polacco, negli anni a venire. continuo a pensare che, nel suo caso, non ci siano grossi misteri. Prima di diventare un Rolling, Richards passava intere giornate con la chitarra e il giradischi nella ricerca di tutti i “riffs” del blues e del R&B dei grandi degli anni 50. Un musicista di razza del Rock and Roll insomma, non il genio sregolato che si faceva e scopava ventiquattro ore al giorno per poi prendere la chitarra nella venticinquesima, come il pubblicitario di turno doveva far credere ai suoi fans. Molti anni fa incontrai in Spagna un chitarrista di roma che l’aveva conosciuto, avendogli venduto, non ricordo più in quale parte del mondo, la sua Gibson Trini Lopez del 59. Keith era in albergo, nel letto (non avendo motivi per alzarsi al mattino), niente donnine al capezzale, solo cinque o sei chitarre e un amplificatore Epiphone portatile. niente lacci emostatici, cartine argentate, polvere bianca nelle pantofole ecc. ecc. Una persona cordiale e perfettamente in sé che soppesò la rara Gibson e dopo qualche secondo di diteggio dette il suo benestare per l’acquisto.
    Relata refero. Con questo non voglio dire che Keith e Mick non si siano sparati di tutto, anzi! voglio dire che la necessità pubblicitaria della lora vita privata abbia leggermente oscurato il loro lato più nobile, quello musicale. Perché dovrebbero sobbarcarsi tuttora faticosi tour se posseggono patrimoni favolosi continuamente rimpinguati dai diritti di ogni secondo di ascolto su questo pianeta?

    Robilant

  2. dipocheparole Says:

    Era proprio quello che pensavo Robily.
    Al di là di una vita da stra-fattoni, al di là dei soldi, al di là degli anni e del successo, i due, a suonare, si divertono proprio. e si vede.
    Ed è proprio questo che mi affascina.

  3. cf05103025 Says:

    Te, Pocheparole, lo sai che io fo il pittore?
    Ebbene io da ‘n bel po’, tipo n’anno, o forse più, forse proprio più,
    non vendo un quadro o composizione polimaterica o checazzè e mi metto purtuttavia a disegnare, pasticciare, pacioccare, impastare, incollare ogni sorta di supporti.
    Per qual degno motivo?
    Che mi piace, e tanto, è una delle ragioni per cui vivo, e poi,
    quando dipingo o faccio ‘ste cose
    tutto il mondo, là fuori,
    cessa il suo rombo
    e pure i pensieri, di dentro,
    si sciolgono, e fluiscono via inconsistenti;
    roba zen, dicono, anche.

    MarioB.

  4. dipocheparole Says:

    Bello bello Mario! succede anche a me qualche volta quando scrivo. o quando, una volta, disegnavo. Dovrebbe essere sempre così, ogni momento. Molto zen.

  5. anonimo Says:

    Pure io pure io che anche se mi hanno pubblicato fin’ora solo caccole continuo a scrivere e scrivere e scrivere e francamente è quello il mio motivo per alzarmi la mattina e fanculo la punteggiatura
    giovanni

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