THE CAT IS ON THE TABLE

La ragazzina del primo banco a destra, alla domanda: "Ragazze, ditemi, … ma voi, l’inglese, a casa, lo studiate mai?", risponde spavalda, ma con un sorrisetto un po’ imbarazzato: "Mah, io ho rinunciato già alle medie. Non sono portata per le lingue." Un’altra aggiunge:"Ah, con me i professori hanno perso ogni speranza. Ormai.." "Ma quanti anni avete?" "Diciotto" "E voi a diciotto anni avete già perso la speranza di imparare una materia?" Segue un coro di lamentele e di menate lagnose: tanto a cosa serve studiare, tanto a cosa serve l’inglese, i professori cambiano ogni anno, la professoressa va avanti con il programma, spiega in fretta e noi non capiamo niente, poi fa qualche domanda alle più brave e la lezione finisce lì. Io ho sempre avuto due in scritto e tre in orale. Io sempre tre e quattro, io sempre quattro e quattro.
Chiedo allora:"Ma una grammatica ce l’avete?" Risponde un coro di sì. "Ok, ce l’avete. Ma l’avete mai aperta?" Risponde un coro di no.
Comincio ad avere il sospetto che forse non abbiano idea di come si faccia a studiare, e provo a chiedere: "Ma la materia che studiate di più, qual è?" Risposte discordanti. "Va bene, continuo, e come fate a studiare questa materia?" "Il professore fa degli schemi alla lavagna, o dice delle cose in classe, e noi prendiamo appunti." "Ma un libro non lo studiate?" "No, no, guardiamo gli schemi".

Le alunne meno brave di un Istituto Tecnico per Nonsisacosa, dove una stragrande maggioranza di ragazze impara a diventare Improbabile Tecnico per la Gestione di Chissamai Quale Azienda Mi Assumerà Mai o Ignorante Tecnico dei Servizi Sociali, al momento mi stanno dando l’esatta misura di cosa possa significare essere giovane, donna, poco istruita e probabilmente di famiglia poco abbiente nell’Italia del 2008.

E l’esatta misura è che a diciotto anni si può pensare che il proprio futuro sia già stato scritto da qualche parte. Forse dal destino, dai genitori, dagli insegnanti o dal ministro della pubblica istruzione, (o da quel cazzone che ha abolito gli esami a settembre anni fa e si è inventato i debiti e i crediti, aggiungo io) (e so pure chi è stato), o forse dal fatto che, comunque, per me niente cambierà: sono nata ignorante e tale resterò. Forse sono anche un po’stupida, ma tanto a chi importa. E chissà che lavoro mai farò, se ne troverò uno. E se anche ho mai avuto delle velleità, ho imparato presto a mettermele via. Le cose stanno così e basta.

La loro insegnante ha detto alle ragazze di ricordarmi che nel corso di recupero di inglese, devo far loro ripassare il periodo ipotetico, i verbi modali e la forma passiva, perché le cose più semplici, come il presente e il passato, le sta già ripetendo lei in classe, ma alla domanda:"Ragazze, come fa in italiano il passato remoto di andare?" una ventina di occhi mi fissano un po’ confusi.
"Ho detto in italiano, non in inglese. Com’è il passato remoto di andare in italiano? O di lavorare?" "Io andrò?" azzarda una biondina. "Tu andrai?" fa un’altra, timidamente. Per la sorpresa mi metterei (metterò? metterai?) a ridere, a battere la testa sul muro o a recriminare sullo sfacelo del paese.
Ma è così sincera ed evidente la loro ignoranza che cerco di farla passare per qualcosa di affrontabile: "Ma l’avete mai fatta l’analisi grammaticale? Insomma, sapete…, i verbi, i tempi, le coniugazioni?" "No, forse alle elementari" fa una in secondo banco.

"Va bene, niente paura. Si impara." dico loro, facendomi forza.
Improvvisamente, il silenzio totale. Nessuna più chiacchiera con la vicina, digita sottobanco con gli occhi fissi nel vuoto, o giace accasciata sul banco come una medusa sfinita.
Le schiene si raddrizzano, le mani impugnano le penne e i venti occhi mi fissano attenti.

E come il maestro Manzi in "Non è mai troppo tardi", prendo il gesso e scrivo sulla lavagna: Presente: io lavoro, passato prossimo: io ho lavorato, passato remoto: io lavorai.

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21 Risposte to “THE CAT IS ON THE TABLE”

  1. anonimo Says:

    Questi ragazzi sono potenzialmente più intelligenti delle generazioni che li hanno preceduti (è una questione genetica). a quelli come te che si rimboccano le maniche e intraprendono il duro compito di risvegliare la fiamma auguro ogni fortuna. che sarebbe poi la fortuna di noi tutti. il senso comune è sempre esistito, ma in questo momento è intriso di una menzogna sapientemente costruita negli anni. i ragazzi vedono la realizzazione solo attraverso il successo e il mondo appare come un’irraggiungibile e lontana macchina baluginante. Tale visione “risveglia” solo apatia. Dacci dentro.
    p.zza Robilant (ma anche via Tasso)

  2. anonimo Says:

    Purtroppo si renderanno conto di quello che non hanno solo molto tempo dopo averci rinunciato.
    (io mi sono capito… mi capii…ho capito…!!) :))
    abbracci e tanti ma tanti tanti auguri.
    Marino

  3. anonimo Says:

    Sì, sì, Elena, così. You got it!
    (L’immagine della medusa sfinita è esilarante).
    Giovanni

  4. dipocheparole Says:

    Grazie miei fidi commenTatori!:))
    Io spero solo di poter continuare, visto che più precaria di me si muore
    (o si sposa Piersilvio).
    @Robily: via Tasso? che c’è in via Tasso?

  5. retorico Says:

    Sei stata molto sensibile ad aver omesso il futuro semplice del verbo lavorare: le avresti illuse invano.
    (Magari la biondina…. come aveva la bocca?)

  6. anonimo Says:

    …e tu, peritura musa balistica, stanca di fuckaround, lascia i tuoi reporter sfelenzi del Lido per le campane di via tasso/ dozzinali occhialoni da sole che ruggendo radunano discutibili sceneggiatori.

    a via tasso c’è un nuovo manto stradale
    R.

  7. dipocheparole Says:

    @Retoricò! bientornato! (il solito majale)
    @Robilant: please translate.

  8. anonimo Says:

    Elena è italiano, cosa devo tradurne, il senso?
    è proprio quello che non intendo fare. è forse utile cercare il senso in combinazioni di suoni e parole di una logica convenzionata che sta portando la nostra percezione alla tomba? il senso comune è proprio ciò contro cui bisogna lottare. è marcio. basta sedere e ascoltare la tv a occhi chiusi per cominciare a capire. il romanzo ormai è a hollywood a fare anticamera. la poesia è ridotta a balbettìo di ego infantili. d’altro canto la scrittura automatica è medicina per letteratura avvizzita. ritorna di tanto in tanto come antidoto quando la letteratura ripiega su se stessa, all’ombra dei propri rifiuti. quelle due righe fanno parte di un pezzo avtomat di circa novecento battute che comunque a quanto pare non ti piacerebbe. è giusto: può piacere o non piacere. ma chi nega l’esistenza della scrittura automatica ha la memoria corta. forse siamo eretici. ma non cazzeggiamo.

    Robilant

  9. dipocheparole Says:

    @Robilant: ma che mi fai il piccato!?!?:))
    chiedevo la traduzione solo perché ingenuamente cercavo tra le righe una risposta alla mia domanda : che c’è in via Tasso?
    Ahimé, non so nulla di poesia, non sono in grado di fare una critica, non la leggo e sinceramente mi annoia. Però riguardo al romanzo la mia opinione è che non tutti sono a Hollywood a fare anticamera.

  10. anonimo Says:

    macché piccato 🙂

  11. dipocheparole Says:

    No no tu eri piccato!
    mi hai fatto l’eretico piccato!
    :))

  12. anonimo Says:

    anch’io sono annoiato dalla poesia. e sul romanzo credo che tutti i grandi romanzieri siano vecchi, o ancora nella culla.

    ereticus piccatus sed piccantis

  13. dipocheparole Says:

    beh, io sono vecchia!;)

  14. anonimo Says:

    beh, anch’io. comunque sono un uomo del novecento. non davo a vecchio un connotato di SUPERATO, ma penso che quando Ballard, Kundera e gli altri grandi (tanto per fare di nomi) se ne andranno chi scriverà il grande romanzo? non ne vedo molti al momento.
    R.

  15. dipocheparole Says:

    AVEVO CAPITO Robilant. (diomio non ci capiamo più! cosa sarà di noi!). Volevo dire che lo scriverò IO il grande romanzo!;))

  16. Wynck Says:

    Questa si chiama tristezza…

    W

  17. cf05103025 Says:

    Questa cronaca è bellissima, cara pocheparole,
    e mi ha fatto pensare e penare.
    Ti dico ‘na cosa:
    io sono stato insegnante di EdArt e AppTecn per alcuni anni e ci ho dato dentro, poi:
    Ho figli tre, adulti e li ho seguiti, e ti confermo che la maggior parte degli insuccessi scolastici in Italia è dovuta allo scassone del sistema scolastico italiano ed alla pochezza mentale e morale di buona parte degli insegnanti. ( lo affermava sempre, pure, mia suocera che fu generossima insegnante quindi preside)
    Non è questione dei giovani d’oggi: palle!
    Io ero un giovane di laltrolaltroieri e ho beccato fino alla terza liceo, voti bassissimi, orrendi in italiano (anche in altre materie) anche perché venivo da umile famiglia ove si parlava in dialetto.
    Mai un insegnante in nessun livello mi insegnò come si faceva un tema, come si componeva decentemente.
    Devo l’amore per la letteratura ad un solo eccellente, coltissimo, scherzoso, appassionato professore di latino e greco che seppe trasmetterci, recitando mimando colorando di fascino e bellezza testi antichi, versi omerici, odi e poemi latini.
    ciau
    hai scritto una bella cosa o rosa

    MarioB.

  18. dipocheparole Says:

    Caro Mario, grazie per le belle parole. Anch’io ho avuto quasi sempre insegnanti pessimi. O erano ignoranti e cialtroni ma simpatici, o erano bravissimi nella loro materia ma umanamente e professionalmente nulli. Mai che abbia trovato un insegnante che conciliasse conoscenza e capacità di comunicare. In realtà credo sia un vero miracolo che questo possa accadere. All’insegnamento si arriva per caso, come del resto anche a fare il medico, il meccanico o l’impiegato, ma dall’insegnante ci si aspetta che sappia insegnare. E questo confonde le cose.
    In questa mia breve esperienza in cattedra mi sto rendendo conto di tante cose. il resoconto continua. 🙂

  19. boltthrower Says:

    >Non è questione dei giovani d’oggi: palle!

    http://www.google.it/search?q=lyrics+%22giovani+d'oggi%22

    se non fosse questione, non si spiegherebbe la differenza di risultati tra diversi studenti della stessa classe (ovviamente le differenze ci sono anche tra gli insegnanti, ma contano molto meno)

    quello che purtroppo incide è la società, la famiglia, i media, le amicizie. i ggiovani d’oggi sono gli amici di defilippi, aspiranti tronisti e veline, basta guardarsi in giro (o leggere gli altri tag proffe)

    >ma dall’insegnante ci si aspetta che sappia insegnare

    io mi aspetterei semmai che sappia far sviluppare uno spirito critico, sfruttando quelle rarità che sono le mariegrazie

  20. dipocheparole Says:

    @bolt: è questione dei giovani d’oggi come della tv, degli amici di maria de filippi, del computer, dei genitori, degli insegnanti, dei ministri degli ultimi trenta anni. Per quanto vedo la scuola andrebbe rasa al suolo e ricostruita, ma non basterebbe, perchè bisognerebbe mettere in un istituto di rieducazione i genitori, gli insegnanti e i ministri. Insomma tutta l’Italia andrebbe rieducata, ma ci vorrebbero pure gli educatori. E siamo da capo. Non so come si potrebbe uscirne, davvero.
    QUanto alla seconda questione, dall’insegnante secondo me ci si deve aspettare che sappia insegnare prima di tutto. Che sappia la sua materia, come seconda cosa. Se poi sa anche infondere spirito critico gli diamo dieci e lode. Lo spirito critico senza le nozioni non vale un fico secco.

  21. boltthrower Says:

    concordo con la prima ma non con la seconda:

    >Non so come si potrebbe uscirne, davvero.

    è un problema mutuamente ricorsivo, come chiedersi se il linguaggio dipende dalla cultura (antropologica) o viceversa.

    >Lo spirito critico senza le nozioni non vale un fico secco.

    io direi esattamente il contrario. molto meglio un ignorante discernente che un saccente decerebrato, come possono dimostrare i sistemi di IA

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