PROFFE

Da una settimana sono tornata a scuola.
Il primo che se n’è accorto è stato un mio vecchio cliente di quando vendevo viaggi che mi ha incrociata davanti alla reception, stile hotel 4 stelle, della bidella del liceo P.: "Ah, ciao! Sei qui per iscriverti al corso serale?" "Ehm… no!" "Ah, allora hai un figlio che frequenta la scuola?" "Uhm.. no.. io…" "Ho capito! Per le gite scolastiche!" "No, ehm… io sono qui per insegnare.."

Lui, che insegna da una ventina d’anni, e che per anni è venuto da me in ufficio a stressarmi con richieste infinite di preventivi per le gite scolastiche, mi ha guardato, ammutolito, con un sorriso un po’ ebete.
Forse si stava chiedendo se stavo scherzando, o forse se ero impazzita, ma nel frattempo è arrivato il vice preside, e così sono volata via, su per le scale, seguendolo nel suo ufficio per discutere del mio futuro prossimo.
Certo, nella mia seconda vita, ho deciso, per il momento, di insegnare nelle scuole della repubblica.
Un giorno, ho guardato la mia laurea, appesa senza una precisa destinazione d’uso una ventina di anni fa, in un angolo della camera da letto, o forse solo per ricordarmi chi ero nei momenti di crisi di identità, l’ho spolverata con lo swiffer, e ho pensato che, dopo aver fatto tutt’altro per una ventina d’anni, poteva invece tornarmi utile.

Così, un paio di mesi fa, ho mandato via una quarantina di lettere alle scuole medie e superiori del circondario con dentro una domanda di supplenza per l’insegnamento della lingua inglese e pure una per dichiarare la mia disponibilità all’insegnamento, in qualità di esterna, nei nuovissimi corsi di recupero, e in quattro e quattr’otto mi sono ritrovata proffe.

La prima chiamata è arrivata mentre ero sul mio solito treno per la settimanale transumanza lungo la pianura padana: " Pronto qui è il liceo P., parlo con la professoressa E.?" Non potevo guardarmi intorno a cercare la professoressa E., visto che il numero di telefono era il mio, così, ho deglutito, ho messo su una voce professorale e ho risposto:"Sììì?"

La cosa strana è stata avere sempre la stessa faccia, vestire gli stessi vestiti, ma trovarsi da un momento all’altro ad essere un’altra persona. O forse ero sempre stata quella persona lì, ma nessuno l’aveva mai riconosciuta. In realtà io non mi ero fatta riconoscere, e chissà quante altre parti di me ancora aspettano di essere riconosciute, vestendo o svestendo gli abiti del famoso monaco. Per quasi vent’anni avevo vissuto un’altra vita, sotto una delle mie molteplici personalità. Stavo seduta in un ufficio, ascoltavo delle persone che mi chiedevano delle cose, milioni di cose, rispondevo a domande su domande, miliardi di domande, smanettavo per ore sul computer, organizzavo voli pindarici, viaggi nell’inconscio e ritorni al futuro, e ora, senza neanche cambiare lineamenti, abiti e neppure taglio di capelli, mi trovavo seduta in un’aula scolastica, dietro ad una cattedra, davanti ad una decina di faccette giovanili, e mi sentivo chiamare proffe.

Forse il cambiamento era avvenuto già mentre salivo le scale, cartellina in mano, con dentro una grammatica di inglese, una ventina di fotocopie di esercizi sul Present Tense e un foglio con i nomi degli alunni della 3As, la 3Cs e la 3Fs: una ragazzina con un terribile tic nervoso agli occhi, che stava in cima alle scale, aveva cominciato a chiedermi se ero io la proffe del corso di recupero di inglese, se era quella l’aula, se poteva uscire un po’ prima perché aveva la corriera alle sei meno cinque, se sapevo cosa sarebbe stato di loro il mercoledì successivo visto che sarebbero stati in gita, se sapevo che comunque non c’erano altri suoi compagni perché avevano mandato la lettera al preside (che lettera? mi stavo intanto chiedendo io), (e che gita?) (e l’aula era quella?) ( e perché erano solo in tre visto che dovevano essere in undici?). Realizzato che era da me che la ragazzina si aspettava le risposte, ho fatto finta di prendere in mano la situazione, con fare sicuro le ho detto:"Certo, ora vediamo tutto, intanto entra in classe." Poi, con fare di nulla, ho respirato a fondo, ho varcato la soglia dell’aula, ho chiuso la porta, e sono diventata una prof.

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12 Risposte to “PROFFE”

  1. dipocheparole Says:

    E oggi è il mio compleanno!:)

  2. anonimo Says:

    Auguri auguri e ancora auguri 🙂
    PS: il post non doveva intitolarsi “Proffe” ma “Dott.ssa Jekyll e Sig.ina Hyde” :))
    Marino

  3. EligRapHix Says:

    Allora tanti auguri, per oggi (o per ieri? Hai postato poco dopo la mezzanotte …. ) e per la tua promettente carriera accademica … 🙂

  4. anonimo Says:

    a mai vederti su youtube
    Robilant

  5. agomast Says:

    Be’, tanti auguri per ogni cosa.
    Poi, non sapevo che in casa avessi uno swiffer; l’ultima volta che ci sono stato non me ne sono reso conto eppure sarebbe tornato utile.
    In ogni caso in non ci sono tante parti quante decidiamo che ci siano. Ad esempio in te c’e’ anche la parte della rapinatrice: basta che ti metta a fare rapine e vedrai che c’e’. Come anche la pescatrice e la giornalaia. Non ci crederai ma in me c’e’ anche la parte del Lord, appena mi metto in conto di diventarlo.
    Non dovrebbe essere piu’ difficile che diventare una professora, a quanto si legge.

  6. anonimo Says:

    Benvenuta nel circo, cara Elena! Secondo me sarai bravissima e… tantissimi auguri.
    Giovanni

  7. dipocheparole Says:

    grazie a tutti!:)
    e sperando che la carriera continui e non si limiti ai corsi di recupero, seguono aggiornamenti sul mondo della scuola..

  8. cf05103025 Says:

    Ho insegnato anch’io per anni sei o poco più, alle medie.
    Non mi piaceva: riuscii a cambiare lavoro, finii in un museo di Arte moderna e ci stettia venti anni, bene.
    Però mio padre mi chiedeva, diceva: ma ti chiamano ancora professore??
    A lui piaceva ‘sto titolo, era la redenzione dal lavoro manuale.
    Auguri di buon lavoro ed altro ancora!
    MarioB.

  9. anonimo Says:

    beh, auguri (in ritardo).
    Quando giocavo a Street fighter II la mossa che preferivo era la tizia che si abbassava e spazzava entrambe le gambe del/la suo/a antagonista, facendolo/a finire a gambe levate. Metaforicamente l’hai fatto con il prof che hai incontrato nell’ingresso. Avrei voluto esserci.
    Giuseppe

  10. anonimo Says:

    Eh già… il duro mestiere della proffe assorbe energie e idee… Non scrivi più per mancanza di tempo, di forze o perché sei ancora a combattere con modem e connessioni?
    😉
    Marino

  11. dipocheparole Says:

    pant pant! rieccomi! dopo aver lottato strenuamente con Alice adsl e windows 98 sono quiii!!! ora si riprende!

  12. EligRapHix Says:

    Auguri per il weekend pasquale!


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