IN MEMORIA DI UNO SCONOSCIUTO

"Abbiamo preso sotto qualcuno" il capotreno irrompe attraversando di corsa il vagone seguito da un altro ferroviere. Apro gli occhi, e per qualche istante fatico a capire se la voce che ho sentito è reale o sognata. Guardo fuori: il treno è fermo appena fuori da una piccola stazione: Trecate.

Nel silenzio improvviso ci guardiamo, io e gli altri due passeggeri del vagone. Il ragazzo seduto alla mia destra dice con disappunto che non riuscirà a prendere la coincidenza per Zurigo dove ha un’intervista domani mattina. "Un’intervista?" chiede la signora che era seduta dietro e che invece teme di perdere l’Eurostar per Roma. "Sì, ho un colloquio, per un lavoro, .. domani. Sono partito apposta stasera per arrivare in tempo".

Apro il finestrino dalla mia parte e vedo un passaggio a livello chiuso ad un centinaio di metri e una lunga fila di auto ferme. La signora apre il finestrino dietro di me e si tira subito indietro: "È là… è là… oh mio dio, l’ho visto. Per terra. Ha un piede sull’altro binario!". Mi affaccio, e vedo ad una ventina di metri un corpo disteso tra un binario e l’altro, i passeggeri affacciati ai finestrini. Altre persone lontane, in piedi davanti alla sbarra del passaggio a livello, guardano verso il treno. Qualcuno è uscito sui terrazzini del condominio di fronte e guarda giù.

Il corpo è immobile tra i binari, un braccio disteso sui sassi della massicciata, la mano aperta, il palmo rivolto  verso l’alto. Intorno tutto è fermo. Un uomo arriva dalla stazione portando in mano una cerata bianca, svolazzante e trasparente e la stende sul viso della persona a terra. Gli arriva appena a coprire le spalle.

"Cosa succede?" chiede con accento straniero una grossa signora nera che era seduta all’entrata con un passeggino. "Il treno ha investito una persona". "Oh Jesus!" esclama lei. "Ma è morta?" "Non sappiamo se è una donna – fa la signora dell’Eurostar – ma le hanno steso sopra un lenzuolo". La nera ci guarda, mormora qualcosa ma non dice nulla.

Passa una mezzora, altri viaggiatori attraversano il vagone andando verso il luogo dell’incidente. Uno di loro al ritorno dice: "Si riparte subito, tra cinque minuti. Il tempo di spostare la donna". "Ah era una donna?" chiede il ragazzo. "Sì, una donna, del 61 o del 71" "Ah, giovane!" dice la signora. "Ma forse non si è fermata al passaggio a livello?" chiedo io. "No no, – dice l’uomo – si è buttata sotto". "Oh Jesus – dice la nera – e perché?!" "Eh… perché … chi lo sa". le risponde qualcuno. Lei resta a guardarci come aspettando una spiegazione. "Non bisogna… " dice, alla fine.

Il treno non parte, ci sediamo, ognuno al suo posto. Il nostro treno ha ucciso qualcuno. Il ragazzo legge delle fotocopie in inglese, la signora dell’Eurostar telefona, la signora nera è tornata all’entrata dal passeggino, io leggo il giornale.

Fuori è arrivata una macchina dei carabinieri, un uomo fa delle foto al corpo che ora è coperto da un lenzuolo. Il braccio nudo, la mano aperta verso l’alto, è rimasto fuori. Un carabiniere raccoglie degli oggetti lungo il binario. Un altro carabiniere risale con un ferroviere lungo la massicciata, verso la locomotiva "… stavamo andando piano, sa, ci eravamo appena fermati a Novara…".

Vicino al corpo un gruppetto di uomini in cerchio, qualcuno in divisa, qualcuno no. Parlano tra di loro, poi la voce più alta di uno di loro, uno scoppio di risate. Passa un treno sul binario a fianco, passeggeri intenti a leggere, a telefonare, a parlare. Qualcuno dorme, qualcuno getta uno sguardo e subito si copre il viso con le mani.

Il capotreno rientra nel vagone. "Ma cos’è successo?" "Eh.. si è buttato sotto" "Ah ma non era una donna?" "No, no un uomo. L’ho visto io. Di 38 anni. Si è messo in mezzo ai binari con le braccia alzate e faceva segno di andargli addosso. Il macchinista ha suonato, ha frenato, ha frenato, ha frenato, ma… Ora dobbiamo aspettare altri due macchinisti, perché questi hanno detto che non vogliono guidare fino a Milano".

Arriva un’altra auto e si ferma lungo i binari, viene scaricata una bara di metallo lucido. Uno dei carabinieri improvvisamente urla verso il treno:" Chiudi, chiudi non c’è niente da guardare, non c’è niente da guardare. Chiudi le tende, stronzo! Chiudi ti ho detto! Anche là chiudi!"

Il treno riparte lentamente. A Milano, qualcuno scendendo dal treno si ferma un attimo a guardare la locomotiva.

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6 Risposte to “IN MEMORIA DI UNO SCONOSCIUTO”

  1. PensieroBlu Says:

    mi è successo qualcosa di molto simile poco più di un mese fa.
    Terribile trovarsi in certe situazioni come queste e altrettanto terribile da far accapponare la pelle,la freddezza, il distacco assurdo e sopratutto la morbosa curiosità che alcuni esseri umani hanno per le disgrazie di altri loro simili. bah!

  2. PupillaNera Says:

    ne ho viste di scene simili, il morto non è una costante basta il sangue e le urla, chissà perché si fermano a guardare, hanno una curiosità quasi morbosa, ma nessuno si muove rimangono tutti lì, tanto è capitato ad un altro, per questa sera è lì lo spettacolo…fa male guardare tanta meschinità, ricordo di un uomo che era caduto con la moto, non ho pensato sono corsa, non era altruismo, era istinto di sopravvivenza, c’era un uomo ferito che doveva essere aiutato, tutti quelli che poi sono venuti a guardare non erano altro che meschine ombre parlanti, come mosconi su di una carcassa, loro non hanno fatto niente, loro non faranno mai niente. A volte mi stupisco di come riescano con tanta naturalezza ad essere così vili, ma perché non capiscono quanto sbagliano, perché hanno paura d’agire?

  3. anonimo Says:

    A un mio amico gli si è buttato uno sui binari pochi mesi prima della pensione dopo 35 anni di treni merci. Mi ha confidato che se lo sogna ogni notte.
    Un altro amico qualche anno fa ci si è buttato lui sotto un treno. Non sogna più.
    (Marino)

  4. anonimo Says:

    C’ero anche io su quel treno. Cercavo notizie di questo fatto, non riesco ancora a crederci, mi chiedo perchè l’ha fatto? non son riuscita a vedere quello che era rimasto, non ce la facevo, mi è bastato solo un piede per provare… pietà? Per uno sconosciuto ma quel piede, così isolato da sotto il telo incerato è stato così eloquente… Meglio non dire altro.
    Ti ringrazio per la testimonianza.

    Lillagroda

  5. retorico Says:

    Sono facilmente impressionabile.

  6. dipocheparole Says:

    Grazie a voi.
    Al momento non mi sembrava, invece sono tre giorni che penso a quest’uomo che ha deciso di farla finita in questo modo terribile. Se fossi il macchinista, portare il treno tutti i giorni sarebbe davvero dura.

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