SCRITTORI IN PIAZZA CONTRO IL RAZZISMO

I coriandoli per terra, un paio di bambini in maschera con in mano quei palloncini oblunghi e colorati, manipolati in forma di spadone, di margheritona o di aureola, il corso principale invaso di coppiette, di papà con i bambini in spalla, di famiglie con carrozzina, di gruppi di ragazzine allegre e vocianti e piccole formazioni sparse di signori in loden e signore in pelliccia.

Da sempre in piazza il sabato a T. c’è tutto il mondo, e arrivando non mi stupisce vedere una gran folla.

Oggi però c’è una novità: gli "Scrittori in piazza contro il razzismo". L’ho letto sul giornale.

Sulla Repubblica perfino un trafiletto, ieri, in una pagina interna, e poi anche in internet: "… a T. sabato 26 gennaio, alle ore 17, Piazza dei Signori, la piazza centrale della città, sarà animata dalla voce di Mauro Covacich, Gianfranco Bettin, Romolo Bugaro, Alberto Fassina, Roberto Ferrucci, Marco Franzoso, Giulio Mozzi, Marco Paolini, Tiziano Scarpa, Vitaliano Trevisan, Gian Mario Villalta, impegnati a diffondere parole di accoglienza e di uguaglianza, quelle del Veneto che fatica ad emergere.
"Dopo mesi e mesi di propaganda pura legata alle ordinanze di questi stravaganti sindaci veneti ci siamo proposti di dare voce ad un Veneto che non andrà mai in prima pagina perché usa il cuore ed il cervello", queste le parole di Roberto Ferrucci, uno degli scrittori promotori dell’iniziativa…".

È vero, in prima pagina di solito ci vanno le frasi pronunciate dal nostro prosindaco, da qualche assessore, e ultimamente anche da altri sindaci, da altri assessori, a confermare l’ipotesi, che non è più solo un’ipotesi, che il veneto, l’anima veneta, sia prevalentemente xenofoba e razzista.

immigrati austrFrasi talmente rozze e povere da suscitare perfino genuina sorpresa: come è possibile che questa gente esista, e che sia stata perfino eletta a rappresentarmi?

Leggo di solito quelle notizie con un occhio solo, scuotendo la testa interiormente, provando rabbia e impotenza per il fatto di vivere in una provincia dove quasi l’ottanta per cento delle persone vota a destra, prevalentemente la Lega, lavora dalla mattina alla sera, rinnega un passato di povertà ed emigrazione, anzi, nutre i pensieri più retrivi e razzisti su tutto quanto concerne lo straniero e preferisce un’amministrazione becera e incolta ma che ripari strade e tombini con solerzia.

Andando verso la piazza mi aspetto quindi i soliti quattro gatti di sinistra.
Li conosco uno ad uno, perché ci si incontra da sempre in tutti i luoghi e le situazioni vagamente sinistrorse e vagamente progressiste: raccolte di firme contro le antenne per la telefonia (ne abbiamo un’infinità, alte una trentina di metri in giro per la città, una ce l’ho qui davanti a casa), raccolte di firme contro il taglio sistematico degli alberi per sistemare i marciapiedi, piantare le antenne o costruire parcheggi, raccolte di firme contro il divieto di portare i cani in città.
Cose importanti e a volte da nulla, anzi da ridere, proprio perché per le decisioni più importanti non si raccoglie proprio niente. La maggioranza marcia compatta e la gente la segue o se ne frega, annichilita dall’ossessione del bisogno di sicurezza, ordine e pulizia.

Così vado verso il centro aspettandomi di incontrare i soliti quattro gatti rossi, rosso antico, rosé, le due bandiere della cgil e il solito striscione sbiadito, con quel senso di sconforto e di sconfitta che provo sempre nel sapere già come andrà a finire.

Per primi, ai bordi della piazza, incontro gli amici del centro sociale della città (paganti regolarmente l’affitto, e con tutte le dotazioni a norma di legge, senò in un paio di giorni sarebbero già stati sgomberati) e chiedo loro: ma dove sono gli scrittori?  – Già, li senti? Senti qualcosa?! Sono là. – – Ma là dove?- dico alzandomi sulle punte dei piedi a guardare sopra la folla da sabato pomeriggio. – Là, vicino ai gradini. Gli abbiamo anche proposto l’impianto di amplificazione, ma non l’hanno voluto. Hanno detto che facevano da soli, e così non si sente niente! -.

Provo ad avvicinarmi, mi infilo tra le persone, guadagno una posizione strategica tra una folla compatta come in un autobus all’ora di punta ad una ventina di metri da dove intuisco la postazione degli scrittori, su uno dei tre gradini del Palazzo dei Trecento.

Aguzzo l’udito, giro la testa a destra e sinistra per cercare l’orecchio migliore, cerco di selezionare solo le parole che arrivano da là e di escludere il vocio del resto della piazza, il suono delle campane del Duomo, e le chiacchiere di quelli appena dietro che non sentono una mazza e si fanno i fatti loro.

La folla sembra sempre più compatta, si unisce sempre di più verso il centro, qualcuno cede e se ne va, finalmente guadagno qualche posizione, e sento finalmente leggere passi di Brecht, di Piovene, di Parise, del Vangelo, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.
La gente è seria, attenta, annuisce, applaude con le mani alzate sopra la testa, anche perché non c’è spazio per farlo in altro modo. Guardo le facce intorno: gente di tutte le età, facce note e mai viste, ragazze e signori, mamme e anziani e mi chiedo con la gola legata, dove diavolo siete di solito, perché sembriamo sempre così pochi e invece forse siamo in tanti.

E saremmo molti di più se si riuscisse a sentire qualcosa oltre il raggio materiale di una ventina di metri e molti non se ne fossero andati perché semplicemente stufi di stare lì e non sentire nulla.

Mi viene una gran rabbia a pensare perché in questa cazzo di città per ascoltare la lettura di semplici testi di letteratura e di cultura letti anche per protesta contro un conformismo e un non – pensiero imperante, e in mezzo ad un mare di manifestazioni sui formaggi, sui salumi, sul radicchio, si debba stare per un’ora fermi, al freddo, in strada, ad aguzzare le orecchie strizzando, se possibile, i padiglioni auricolari come si fa con gli occhi per vedere lontano, anche se nessuno ha proibito nulla, mancherebbe solo questo.

Certo, non voleva essere un comizio di dissidenti, non voleva essere una manifestazione politica, anzi è stata un’iniziativa importante e originale, ma se si va in piazza e si vuole dare voce al Veneto che non va in prima pagina con le sparate razziste, bisogna farla sentire questa voce e avere comunque almeno un giornale arrotolato in cui urlare o un megafono.

Eppure siamo tutti qui, come degli assetati, degli affamati, a sentire parole semplici, che già sappiamo, testi che molti conoscono a memoria, parole che da sempre sono nostre, perché qui non ci sono quelli che non le sanno e non le ascoltano, e dice bene Marco Paolini: "Non mi rivolgo a voi, che siete in piazza, bensì a tutti coloro che si sono detti infastiditi dalla nostra presenza. … Voglio, però, che sappiate di non essere soli. Il senso di trovarci qui, oggi, è quello di spezzare la paura di chi si sente solo, circondato. Facciamo in modo che nessuno si senta solo. E, per questo, abbia paura".

E non dovremmo esserci noi qui, eppure siamo qui: siamo quelli che già sanno, siamo quelli che già vorrebbero che le cose fossero diverse, e mi rendo improvvisamente conto che in realtà siamo qui solo per testimoniare che ci siamo, che esistiamo, che viviamo anche noi qui.

La lettura finisce. La gente lentamente si disperde e si confonde con il resto della folla che riempie la piazza, che cammina per il Calmaggiore, che entra nei negozi e chiacchiera e telefona e si incontra e che forse neanche si è accorta di un gruppo di persone insolitamente compatto e attento.
Un complessino di peruviani inizia a suonare giusto davanti ai gradini da cui parlavano gli scrittori poco fa. Un signore mi dice che gentilmente sono stati loro, i peruviani, a prestare il microfono agli scrittori, ma che purtroppo non avevano un gran sistema di amplificazione.
In realtà gli scrittori in piazza contro il razzismo volevano parlare senza microfono.

(La foto : disegno esposto all’Immigration Museum di Melbourne.
 trad." Perché non possiamo stare in Australia?" "E’ troppo affollata!" 
 Woomera indica una sorta di CPT australiano in pieno deserto nei pressi di Adelaide)

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10 Risposte to “SCRITTORI IN PIAZZA CONTRO IL RAZZISMO”

  1. galatea72 Says:

    meno male, mi hai fatto venire un po’ di speranza.

  2. agomast Says:

    Si, penso che sia andata così.Il fatto di non usare megafoni ma di dimostrare, secondo il senso piu intimo della parola, fa la differenza.
    Ci sono sedi opportune dove fare stupide bagarre( il senato o la camera dei deputati), c’e Porta a Porta o si puo’ chiedere l’aiuto di Giuliano Ferrara e Vittori Sgarbi.
    Ma infinodere nei cittadini che a manifestare contro non sono il solito carrellone di sfigati sinistrici ma le persone che rifiutano di catalogarsi e che usano la propria testa, mi pare molto buono.Piu di un girotondo, per intenderci.

  3. dipocheparole Says:

    Sì, hai ragione Ago, infatti è stata un’iniziativa bellissima, lontana dalle solite manifestazioni urlate e spesso strumentalizzate dai partiti.
    Ma secondo me, un altoparlante avrebbe fatto sentire una voce diversa a molta più gente che comunque si era radunata in piazza per dimostrare di esistere.

  4. Wynck Says:

    Non conosco nessuno di questi scrittori.
    La cosa mi fa ricordare una delle mie serate dove, a turno, per i miei maledetti lavori, le più prestigiose organizzazioni del mondo sociale e politico e culturale mi invitano a cena di gala: dal Rotary all’Unesco eccetera.
    Siccome appunto mi fanno sedere ( ho capito ora: lo fanno apposta ) sempre a un tavolo senza colleghi e con delle argute signore attempate accompagnati da coltissimi e prestigiosissimi consorti o amici e signorine che si lavano le mani con lo spirito ( l’alcool denaturato …) prima e dopo di mangiare, rimasi in silenzio a sentire tutta una sfilza di nomi di pittori e scrittori e poeti e professori universitari scrittori di saggi di cui non sapevo unìemerita acca nè di loro nè di cosa scrivevano.

    Io sono un bastardo, lo sò, lo confeso da anni.
    Sul più bello a questa splendida cena ( si poteva ancora fumare nei locali pubblici a suo tempo e fumavo solo io… ) alla domanda del eprchè stavo in silenzio fattami dalla signora più attempata che conosceva tutti gli scrittori e pittori che non conoscevo dissi:
    “Stavo pensando a Briegel e Klinsmann che insieme a Krol e Keehan apaprtengono a una generazione di poeti e scrittori e pittori anglosassoni davvero straordinari.”

    E ci parli di loro, disse lei.

    “Oh non sono in grado ma si trovano nelle migliori librerie..”

    Elencai anche i nomi di Butragheno, Stilike, Morientes e una disse. “Amemrica latina? Conosco Marquez di cent’anni di solitudine..”

    Si, america latina dissi da bastardo…

    Mi zittii quando uno che stava in silenzio, stavolta al posto mio, mi guardò divertito ma non riusciva più forse a trattenere il sorriso e mi implorò con lo sguardo si smetterla.

    Smisi ma dovetti alzarmi seguito da questo gentile medico e nello spiazzo ridemmo a crepapelle fumando e ve lo giuro: non riusciva a trattenersi dal ridere che quasi mi trascinò a ridere di ciò che avevo combinato e mi lacrimavano gli occhi a me e a lui…

    :-)))

    Ciao eh

    W

  5. dipocheparole Says:

    Wynck, che bestia!:))) Anche a me in situazioni così viene voglia di provocare disastri.
    comunque sono tutti scrittori di queste lande, veneti e friulani. Qualcuno sinceramente non lo conosco neanche io, ma Marco Paolini l’avrai sentito: è quello che ha scritto sulla tragedia del Vajont e sulla strage di Ustica, (tra l’altro è stasera sulla 7 ). Vitaliano Trevisan scrive da dio libri e sceneggiature e ha fatto pure l’attore in un film (ed non ha propriamente la faccia da attore..). E bravi sono pure Scarpa (vedi il suo sito primoamore.it dove scrive dei pezzi fulminanti) e Villalta.

  6. Wynck Says:

    Non metto in dubbio che è tutta gente in gamba, di sicuro più di me e non sto facendo ironia.
    Ma magari ho letto senza ricordarmi i loro nomi.
    Sai, io leggo la Gazzetta dello Sport la mattina e la sera al bar, non credo che la Gazzetta parli di loro…

    Ciao eh

    :-)))

    W

  7. anonimo Says:

    MI HA INCURIOSITO IL TUO NIK..NON HO MAI CAPITO UNA COSA…
    MA IL RAZZISTA è COLUI CHE AFFERMA LA ESISTENZA DI RAZZE UMANE…OPPURE COLUI CHE AFFERMA LA SUPERIORITA DI UNA RAZZA RISPETTO AD ALTRE?

  8. retorico Says:

    Oltre a Paolini, io conosco anche Covacich ma non gli altri, mentre ho maggior dimestitichezza con quelli nominati da Winck; peró ammiro l’iniziativa e ne vorrei vedere di simili portate avanti dai vari Miccoli, Zaccardo, Puggioni, Amore, Ercolano…

  9. dipocheparole Says:

    Mi mancava il nazi.
    Ti avviso nazi : questo commento lo lascio per far sapere che comunque al mondo esistono persone come te, ma i prossimi li cancellerò.

  10. dipocheparole Says:

    @Retorico: cosa vuoi che ti dica.. non tutti hanno il coraggio di parlare! Soprattutto Puggioni e Amore. Amore poi! Cosa pretendi che abbia da dire Amore!
    :))

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