LA LORO CITTA’

Della mia città, o meglio, del posto dove vivo, insomma di T., non reggo neanche più il fiume.
Placido, tranquillo, incanalato e ossequioso. E verde. Mai che gli venga in mente di alzarsi appena appena a minacciare gli argini, la botta di vita di una mini-alluvione, se non la rogna di qualche tombino intasato.

Macchè, a T. funziona così, tutto scorre negli argini, controllato e rispettoso come il fiume.

Questa non è terra di alluvioni né di terremoti. Non ci sono vulcani né mareggiate, né tifoni né uragani. Il tempo è: bello, raramente bellissimo, umido, variabile o piovoso.

D’estate un mesetto di caldo appiccicoso, d’inverno un mesetto di freddo controllato. Quando nevica fa dieci centimetri e poi tutto sparisce in poltiglia marroncina che si accumula per qualche giorno negli angoli e che poi la terra digerisce a poco a poco.

Perfino il vento si fa scrupolo di non spettinare né di sventolare troppo. Ci sono giorni in cui arrivano i resti sbiaditi della bora triestina. Aria da lontano, aria foresta, balcanica! Me ne accorgo perché l’imposta del bagno, che non tiene bene, si chiude da sola di un gran colpo. E tutto finisce lì.

T. è a metà strada tra il mare e la montagna. Un mare tranquillo, una laguna in effetti, più che un mare. Ma T. non ha nulla in comune né con il mare né con la montagna: niente venti, né picchi, né improvvisate.

È pianura. Pianura piatta, senza alberi, prima addomesticata, e poi dilaniata e seviziata.

Sequenza di terra che non è più terra, ma territorio, terreno catastale e o edificabile, spazio incolore, senza struttura né storia, di strade intasate, labirintiche, costellate di rotonde, di viabilità modificata, di sottopassi e di sovrapassi, di capannoni industriali, di concessionarie, di asfalti, di serre, di centri commerciali. E poi condominii giallini, rosini e marroncini, villette al colmo di giardinetti verdi rasati e ben recintati, percorsi di vialetti ghiaiosi e circondati di siepi e di telecamere, e poi spazi di detriti, di semilavorati, di calcestruzzi messi lì e dimenticati e spiazzi cementati e orti soffocati e campi di mais e di soia, di mais e di soia, di mais e di mais, e di soia.

E poi c’è il centro: T. è una città di provincia, di quelle che dicono a misura d’uomo: strade strette, palazzetti dignitosi, tre, quattro monumenti valorizzati strenuamente a città d’arte, poco respiro, nessuna grandezza. La storia è passata sempre un po’ più in là: o più su o più giù, a destra o a sinistra.

A T. non succede mai niente di particolarmente bello né di particolarmente brutto: criminalità poca, ma tante telecamere, tolleranza zero come Giuliani nel Bronx e taglie sui writers che scrivono sui muri.

Ogni settimana nelle due piazze principali squadre di operai allestiscono degli stand coperti, dei gazebo bianchi, delle pensiline in alluminio, dei palchi in legno, dove vengono poi esposti formaggi locali, salumi austriaci, birre altoatesine, specialità pugliesi e prodotti siciliani. E poi vini locali e vini locali e vini locali e coltivazioni estensive di radicchio: marmellate di radicchio, grappe al radicchio, torte al radicchio, sughi al radicchio, composte di radicchio. In alternativa le piazze sono occupate da: esposizioni di automobili, di moto, gare ciclistiche, gare podistiche, gare sportive, rallies, dimostrazioni di primo soccorso e balli folcloristici.

E poi c’è la gente.

(continua)

 

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10 Risposte to “LA LORO CITTA’”

  1. anonimo Says:

    Bello… anche angosciante come sono angoscianti un po’ tutte le cose che conosciamo troppo bene 🙂
    Marino

  2. agomast Says:

    Li ho letti su foglie di radicchio arrotolate dentro bottiglie in viaggio sui mari.

  3. dipocheparole Says:

    azz.. ago non mi ricordavo più che mandavo anche a te i radicchi!:)

  4. dipocheparole Says:

    Eh.. Marino, anche tu ne sai qualcosa,)

  5. anonimo Says:

    Sì qualcosina ne so… cmq a T. non è vero che non succede mai niente di bello. Per esempio l’anno scorso un museo mi ha commissionato un fumetto/catalogo per ragazzi che forse quest’anno andrà in stampa e probabilmente ne faranno anche una piccola esposizione 🙂 In fondo più che le pietre o i fiumi sono le persone a rendere belli i luoghi delle nostre esperienze. No?
    M.

  6. EligRapHix Says:

    Ma questa T. è nella stessa regione di P.,V., R., V. e B.? E il capoluogo è V.? E il fiume è il S.?
    Scusami, non posso fare a meno di essere curiosa …. è un mio difetto (a volte quasi una virtù).

  7. dipocheparole Says:

    ma sì diciamolo Elig, T. è quella lì: Treviso. AAAAAAARGHHHHHHHH!!!!

  8. EligRapHix Says:

    Chiamami pure Elisa, ah beh, per la cronaca, io abito a P., una di quelle che ho nominato sopra ….

    Strano però, T. non la conosco così bene, ma mi è sempre sembrata una cittadina molto graziosa, un posto carino per viverci, non comunque uno di quelli che ti annoiano mortalmente. Eppoi, dai, di recente il sindaco di T. ha fatto sì che la vostra città non sia passata proprio inosservata … certo anche il sindaco di P. ha fatto le sue … 🙂

    Il radicchio comunque a me piace molto, specie quello tardivo, magari abbinato a sfilacci, rucola e scaglie di grana, no? 🙂

  9. anonimo Says:

    Io penso che la propria vita si articoli in modo multidimensionale. La propria citta’ rappresenta lo spazio, anzi un punto nello spazio. Ma esiste anche il tempo, il denaro, la salute ed altre cose che adesso magari non mi vengono in mente. Grazie alla disponibilita’ di tempo (e di denaro e di salute) ci si puo’ muovere nello spazio e non restare confinati a T. Si puo’ andare in giro per il mondo (o solo a Milano) per poi tornare a T. e trovarla piacevole e rassicurante. O grazie al denaro si possa vivere a T. in modo diverso. Quindi…ho inventato il pensiero multidimensionale.

    🙂

  10. dipocheparole Says:

    Caro u.a. (utente anonimo:-))), sì, in un certo senso è vero, si può andare via, ma se poi si torna, in un attimo si è riassorbiti dalla palude. E io la palude la sento anche attraverso i muri di casa mia, che ti devo dire. Ci sono posti e posti. Devo farci un post.;))

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