albero N.Z.Secondo pezzo in cerca di una risposta alla domanda di ieri. Questa volta da Auckland, da un posto poco turistico.

LA SPOON RIVER DI AUCKLAND

La Spoon River di Auckland, la collina dei morti dimenticati, la incrocio per caso la mattina in cui lascio l’ostello e decido di fare due passi in attesa del pullman per la Bay of Island.

Come sempre accade ad Auckland soffia un vento teso e nel cielo azzurro corrono lunghe nuvole bianche, gonfie di una pioggia sottile. A lato del marciapiede di una strada molto trafficata del centro, noto un giardino che sprofonda in una sorta di vallata ricoperta di cespugli e alberi.
Tra gli alberi centinaia di vecchie lapidi e tombe, si rincorrono tra marmi grigi spezzati, angeli anneriti e decapitati, recinti divelti, fino alla fine della valle, dove comincia l’autostrada che porta al sud: la Hamilton Motorway.

Un dimesso e scolorito pannello informativo del comune di Auckland racconta la storia di questi morti, e quindi di questo paese, il tutto racchiuso in poche righe e in un paio di fotografie sbiadite della fine dell’800 che ritraggono la zona come era poco più di centocinquanta anni fa: praticamente quattro baracche di legno in mezzo al nulla.

La storia racconta che a meta’ dell’800, gli europei che stavano cominciando ad arrivare qui a cercare una vita nuova in questo paese, cominciarono anche a morire, e quindi, di comune accordo, decisero che questo pezzo di terra fosse destinato a fare da cimitero.
E cosi’, inglesi in massima parte, ma anche scozzesi, irlandesi, tedeschi, slavi ed olandesi, cominciarono a portare qui i loro morti, ed erano morti anglicani, presbiteriani, ebrei, cattolici, ognuno con la sua lapide e con i simboli della sua fede, ma tutti insieme seppelliti qui, nel cimitero di Symonds Street.

Ma la loro pace eterna duro’ poco, una ventina di anni appena, perché la città cresceva a vista d’occhio, gli abitanti della zona cominciarono a preoccuparsi per l’inquinamento dei pozzi d’acqua nei dintorni del cimitero, e soprattutto, urgeva la costruzione di un ponte che collegasse i due versanti di questa piccola valle. E cosi, nel 1910, dopo pochi anni, il cimitero fu chiuso, molte tombe furono divelte, i morti spazzati via e si inizio’ la costruzione del Grafton Bridge.

Sul ponte, trafficato di auto e pedoni, una targa commemorativa a nome di tutta la cittadinanza chiede scusa ai poveri morti, ai pionieri che erano arrivati qui, dopo mesi di viaggio, armati di nulla se non di belle speranze e di coraggio, in quello che era davvero un mondo nuovo, dove non c’era proprio nulla, se non strani alberi, strani animali e i guerrieri maori, altro che America. La città chiede scusa ai marinai, ai pescatori, ai farmers, agli allevatori di pecore, ai cacciatori di balene, ai minatori, agli intagliatori degli alberi della gomma e ai contadini arrivati qui e morti poco dopo, di malattie, di infortuni, di parto e anche qualche volta di vecchiaia. Scusate, ma avevamo fretta.
E ancora più fretta avevano i nipoti, quando, decidendo di far passare di qui l’autostrada negli anni 60, spazzarono via altre quattromila tombe.
Improvvisamente ho davanti agli occhi le immagini di un film horror con le schiere di questi morti, delle loro anime vaganti senza pace che invadono la Motorway e corrono di notte per le larghe strade di questa luminosa città spazzata dal vento del Pacifico.

Ombre vestite di cuffie e crinolina, come quella di Catherine, adorata moglie del Capitano Duncan Mathson, uccisa accidentalmente nel 1857, come recita la lapide, o vestite dei panni del marinaio Christien Kjer di 40 anni, annegato con i figli Henrich e Annie di 9 e 7 anni, o di James Maxwell, ucciso da una caduta da cavallo lungo il fiume all’età’ di 37 anni, o il povero Alexander Stevenson morto qui, e basta, a 30 anni o di Mary Temple William, che a 6 anni aveva piantato il bell’albero sotto il quale fu seppellita a 81 anni. (piantare alberi giova alla salute).

Ritorno tra i vivi, alla fine, e trovo sull’ultima tomba vicino alla strada un portafogli appoggiato su una confezione da sei di uova fresche. Nel portafoglio la foto sorridente sulla tessera del bus di un ragazzino che, andato a comprare le uova per la colazione, si e’ seduto, chissà perché, su una vecchia tomba in una mattina d’estate.

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9 Risposte to “”

  1. anonimo Says:

    ma Elena, sei tu quella di qualche mese fa su N.I.? come mai hai chiesto di me su quel blog? sono molto colpito. ti ringrazio. io N.I. ora lo leggo solo, qualche volta, non mi va di scriverci. anzi non scrivo più neanche sugli altri. perché? boh.
    bella e terrificante questa visione neozelandese

    Robilant

  2. dipocheparole Says:

    Robily!! non ti avevo più visto, i tuoi commenti mi piacevano, e il commento su flagsofourfathers mi aveva fatto morire dal ridere. Anzi, rido anche adesso a pensarci!:))
    Piacere di vederti qui!

  3. anonimo Says:

    Il piacere è mio.
    E rileggendo ancora una volta il post, si nota che il ragazzino seduto sulla tomba con le uova è un’immagine ermetica niente male 🙂
    Auguri per questo tuo blog
    lo leggerò con piacere

    Robilant

  4. Wynck Says:

    Tu quando scrivi fai musica.

    W

  5. Wynck Says:

    N.B.

    Era giusto dirtelo perchè è così . scrivi facendo musica con le parole e non posso che apprezzarne la cosa, dirla e complimentarmi.
    Ed era giusto dirlo anche se sprezzi ridicolizzando il mio modo di scrivere storie e le mia storie, seguendo la scia, come tanti, di furbastri e furbastre anonime che mi amano, oh si come mi amano, e come mi amano…!
    Mi amano tanto da commuovermi sai…

    Infatti sono com-mosso.

    E andante.

    Keerch

    W

  6. agomast Says:

    Conoscevo questi scritti ed e’ sempre un piacere rileggerli. Mi duole dirlo ma concordo con W.
    Nel leggere i commenti mi sono chiesto se il Robilant molto colpito e’ poi molto affondato.

  7. dipocheparole Says:

    @robilant! un’immagine ermetica! ossignore. significa che dovrebbe nascondere o evocare qualcosa se ricordo bene. e ci ho pure fatto il tema della maturità sugli ermetici! grazie e ti aspetto.:)

  8. dipocheparole Says:

    @wynck. ri-grazie. mi dici una cosa bellissima che non so ben capire ma ovviamente mi fa felice.
    Quanto al disprezzare i tuoi scritti, tu sogni. Ma dove e quando mai? Apprezzo invece molto la tua fantasia e la tua inventiva. Io non ho tutta questa tua capacità di inventarmi personaggi e situazioni. Devo confessarti però che non amo il genere saga e che mi piacevi di più quando raccontavi anche di altro, ma so che comunque ti amano!;)

  9. dipocheparole Says:

    @ago: ri-grazie anche a te. Non so però dove tu abbia letto questi post, a parte quello sull’Egitto, apparso sul blog dell’amica C.,
    l’ Einaudi, la Rizzoli e Feltrinelli mi assicurano che ancora non sono stati pubblicati!;)

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