BUON ANNO

E per farvi gli auguri di Buon anno, riciclo un’altra delle lettere scritte agli amici l’anno scorso dalla Nuova Zelanda. Lo so, non è carino, ma vi assicuro che, se guardo dalla finestra, il paesaggio urbano che potrei descrivervi è senz’altro peggiore di quello della cittadina di Paihia, nella Bay of Island, Nuova Zelanda.

In primo luogo perché a Paihia non c’è un paesaggio urbano, ma un paesetto con davanti una baia piena di isole verdissime e appena più in là, usciti dalla Baia delle Isole, l’Oceano Pacifico. E poi tanto oceano, tanto oceano, tanto oceano fino ad arrivare in Sud America, in Cile.
Insomma, tutta quella parte di mappamondo coperta di acqua, che attraversa anche la linea del cambiamento di data, tanto che partendo da Sydney alle sette di sera della domenica, si arriva a Los Angeles alle sette di mattina della domenica, guadagnando un giorno nella propria vita.

Mi piace ritornare, almeno con il pensiero, in Nuova Zelanda, l’Arotearoa, la "terra dalle lunghe nuvole bianche" dei Maori per quella sensazione di friendly & easy che c’era nell’aria. E non solo a Paihia che è un paesetto, ma anche a Rotorua, Wellington o Christchurch, una capitale da 250,000 abitanti. Tutto così diverso dall’Italia schizzata e fantasmagorica che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni. Ma, per ora non si può, quindi rileggiamoci le vecchie lettere.

DOVEVATE VEDERMI QUESTA MATTINA

Dovevate vedermi questa mattina mentre tornavo verso casa lungo la Marsden Road, la strada che corre in alto sulla costa, lungo la spiaggia di Paihia, e incominciava a cadere una pioggia leggerissima.
Mi ero portata dietro l’ombrellino verde omaggio della europcar, ma un po’ mi vergognavo ad aprirlo perche’ qui nessuno usa l’ombrello, un po’ se l’avessi aperto il solito vento teso del sud me lo avrebbe portato via, e cosi’ mi sono messa in testa il cappellino stile Mr Crocodile Dundee che mi ero appena comprata e sono andata avanti nelle intemperie. Sembravo una vera Kiwi, come amano affettuosamente autodefinirsi i neozelandesi, dal nome del volatile nazionale, il kiwi appunto, una specie di quaglia pelosa dal becco lungo.

Mentre camminavo, incontravo ragazzine neozelandesi in canottiera e calzoncini con i doposci con il pelo, coreani in giacca a vento e scarponcini da trekking, ragazzoni australiani in braghette corte e piedi nudi, signore americane con poncho etnico in puro stile maori in lana con applicazioni di piume di presunta gallina, ragazze giapponesi in tacco a spillo, coppie anzianotte inglesi con zainetto e sandali con calzino, famiglie di indiani con donne col sari e bambine in t shirt con la faccia di Homer Simpson.
Uno strano destino nella scelta dell’itinerario, ha voluto che nel mio viaggio arrivassi prima in Giappone, il paese delle regole, del conformismo e dell’omogeneita’, e poi in Nuova Zelanda che a me, solita turista per caso, appare proprio come l’esatto contrario.
Uno dei primi pensieri che ho avuto arrivando qui, e’ stato che ci sono paesi dove si nasce e si resta per sempre, paesi chiusi, vecchi, gravati forse dal peso di una storia millenaria, dove le abitudini, le tradizioni o chissache’, possono rendere la vita pesante, soffocante, e dove l’esistenza deve per forza incanalarsi su binari gia’ tracciati. Paesi stanchi ma comunque ricchi, dove finisce per arrivare un’emigrazione povera in cerca di pura sopravvivenza, ma piena di energia.
E poi ci sono i paesi dove invece si arriva dopo aver cercato altrove, paesi giovani come questo, dove la casa in pietra piu’ antica della nazione viene riportata sulle guide e data 1833, paesi senza storia, (o comunque con una storia documentata breve), che cercano di darsene una a fini turistici, e allora anche il sasso dove per caso il Capitano Cook (uno dei primi europei ad arrivare fin qui nella seconda meta’ del 1700), si e’ appoggiato una sera perche’ era sbronzo, assume connotati storici. (questa me la sono inventata, ma il concetto e’ quello). Paesi come la Nuova Zelanda, dove arriva un’emigrazione piu’ ricca, intraprendente, fatta di chi non ce la faceva piu’ a stare dove stava, di sognatori, di chi dice: ricomincio da tre o quattro, perche’ tre/quattro cose gia’ ce l’ha, di amanti del cambiamento, del nuovo, del diverso e di uno stile di vita piu’ semplice.

"Take it easy" o "I’m easy like a Sunday morning" e anche un po’ di " carpe diem" mi venivano in mente stasera in spiaggia al tramonto, mentre guardavo due tipi che, uno con l’acqua alla vita, l’altro lungo il bagnasciuga, camminavano in mare a una decina di metri di distanza l’uno dall’altro trascinando una piccola rete da pesca. Fatti un duecento metri, si sono fermati e hanno tirato la rete verso la spiaggia. Ne sono usciti una dozzina di pescioni luccicanti e guizzanti, qualche pesciolino piccolo e argenteo che hanno ributtato in mare e qualche granchietto. Lentamente, scherzando con qualche turista che si era avvicinato, hanno districato i pesci dalla rete, li hanno messi dentro un secchio, ci hanno buttato sopra la rete e se ne sono andati.
In quel momento niente mi e’ sembrato piu’ facile.

Ecco, mi sembra un buon augurio per l’anno che arriva: che l’anno nuovo sia per tutti quanti easy, lieve, diverso, sereno e fecondo: come buttare le reti in mare lungo una spiaggia al tramonto per portarsi a casa la cena.

buon anno a tutti.

un abbraccio.

E.

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6 Risposte to “BUON ANNO”

  1. PlacidaSignora Says:

    Sì, è un bellissimo augurio :-*

  2. dipocheparole Says:

    grazie placy:) auguri a te!

  3. Wynck Says:

    Mi sono chiesto a volte che differenza c’è tra il visitare terre straniere da turisti e il visitarle senza passare per i musei, i luoghi di ritrovo dei turisti e i monumenti.
    Io non sono mai entrato per esempio in un museo nè italiano ne straniero, non ho una sola foto con un monumento straniero o italiano, non conosco nulla dei luoghi turistici dei luoghi stranieri e italiani dove sono stato.

    Ma questo non centra niente con il 2008 che è appena arrivato ( anche se io festeggio come nuovo anno il 21 marzo ma questo non ha alcuna importanza credo ).

    Quindi: buona 2008, E., a te e a chi vuoi tu.

    Wynck

  4. dipocheparole Says:

    Wynck stavo per risponderti, ma ho deciso che ci faccio un post:)
    Il 21 marzo cosa ci rappresenta?

    Auguri a te!:)

  5. anonimo Says:

    Due righe per augurarti buon anno e per dirti che se anche non commento ti leggo sempre 🙂
    rumore…marino

  6. dipocheparole Says:

    auguri a te Marino. Grazie, molto rassicurante!:)

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