NATALE ESTERO

merry xmasEsattamente un anno fa, di questi giorni, ero in giro per il mondo. Ero appena stata in Giappone per quasi tre settimane, e nei giorni che precedono il Natale ero approdata in Nuova Zelanda.

Uno dei connotati di cui sono più carente è il senso di appartenenza, e anzi, come per quegli strani casi di organismi umani che hanno gli organi invertiti per cui, il cuore è a destra, il fegato a sinistra e l’intestino gira dalla parte opposta, il senso di straniamento è per me molto più familiare e benefico, per cui passare il Natale dall’altro capo della terra, in mezzo a perfetti sconosciuti, ad una temperatura quasi estiva, mi dava una certa euforia.
C’era tuttavia, soprattutto in Giappone e un po’ meno in Nuova Zelanda, ma come in tutto il mondo, diciamo così, occidentalizzato, una certa ansia natalizia, una frenesia di pacchettini, di decorazioni, di spese superflue, come avviene in tutte le nostre città di questi giorni.

In Giappone, nei grandi magazzini e nei negozi la musica era un perenne "White Christmas" o "Do They Know it’s Christmas Time" o altre famose carole e canzoni natalizie di provenienza angloamericana. La cosa dava da pensare, riflettendo sugli effetti del consumismo globalizzato, considerando che una minima percentuale dei giapponesi è di religione cristiana e che la maggioranza assoluta non parla una parola di inglese. Che cavolo interessa ai giapponesi del Natale sarebbe un mistero se anche noi non conoscessimo bene i tremendi poteri di pubblicità, mode, conformismo e spinta al consumo per soddisfare bisogni solamente indotti. In effetti anche da noi una misera minoranza parla inglese ma ascolta musica angloamericana, però la stragrande maggioranza si professa cattolica e riempie le chiese almeno per la messa di mezzanotte.

Aggiungo qui sotto una delle lettere che scrivevo agli amici mentre ero in viaggio. Mentre la rileggevo, con una punta di nostalgia mi sono ricordata di tutti gli internet point che ho girato, dove scrivevo su tastiere giapponesi, neozelandesi, australiane, ingegnandomi a trovare lettere e segni di interpunzione. Non ho corretto tutte le e accentate sbagliate, i po’’ e le a’.
Per un pochino sembrerà di essere dall’altra parte del mondo: è il mio modo di fare gli auguri a chi mi legge e che per le feste vorrebbe essere altrove.

MERRY XMAS

Cari voi tutti,

vi scrivo da una casetta silenziosa a duecento metri dal mare. Dietro di me una foresta di alberi strani, mai visti prima, davanti a me, oltre un pugno di altre casette basse, la strada, la spiaggia, e oltre il promontorio che chiude questa piccola baia, l’Oceano Pacifico.
Alla fine sono arrivata a Paihia, nella Bay of Islands, nel nord della Nuova Zelanda. Qui è notte, e da pochi minuti è la vigilia di Natale. Ieri tornando a casa, dalla strada che corre alta lungo la spiaggia ho guardato giù’ e sulla sabbia bagnata qualcuno aveva scritto: MERRY XMAS. Ho fatto una foto perché non avevo mai visto gli auguri di Natale scritti sulla sabbia in riva al mare.

Anche in Giappone, festeggiano il Natale, non si capisce bene il motivo.
I Giapponesi impazziscono per il Natale, e forse non solo a fini consumistici, perché impazziscono anche per tante altre cose, come le feste di matrimonio all’occidentale, ma con la benedizione in un tempio shintoista o i centri commerciali realizzati come piccole piazze italiane, con tanto di cielo che cambia dal giorno alla notte, come da noi con i presepi, la piazza con la fontana stile trevi, e tanto di neve che scende dal cielo finto.
Anche qui in Nuova Zelanda vanno matti per il Natale, ma qui mi sembra un po’ più normale, perché almeno tra maori, inglesi, europei di tutti i paesi, americani e australiani, qualche cristiano dovrebbe esserci. Però mi ha fatto effetto tre giorni fa entrare nella hall della Sky Tower di Auckland, una costruzione di più di trecento metri di altezza, e trovare un enorme albero di Natale con sotto un coro composto da un mix di ragazzi con la faccia da maori, da polinesiani, da occidentali anglosassoni, indiani e asiatici in maglietta nera con le maniche corte e il simbolo degli All Blacks, e sentirli cantare " Silent night " o "Jingle bells" applauditi da un pubblico commosso che scattava fotografie.
Insomma, anche qui e’ Natale.

Il mondo e’ davvero bello perche’ e’ davvero vario. E passare da un Giappone, paese che piu’ uniforme e chiuso di cosi’ non si potrebbe, quanto a cultura millenaria, omogeneita’ della razza, educazione, lingua e tratti caratteristici della societa’, e arrivare in un paese come la Nuova Zelanda dove vive una popolazione che arriva da ogni parte della terra, dove la costruzione piu’antica, a parte la civilta’ maori, ha poco piu’ di duecento anni e dove puoi entrare in un ristorante e mangiare insalata greca come antipasto, fish and chips o tempura giapponese come secondo, e strudel svizzero come dolce, e’ un pochino spiazzante.
Per questo prendo tempo per parlarvi della Nuova Zelanda. L’unico pensiero che mi frulla un po’ scomposto per la testa da ieri e’ questo: ci sono paesi dove si nasce e si resta per mille anni, e ci sono paesi dove si arriva perche’ si e’ cercato altro. Per ora solo questo.

Quanto al Natale nostro: tantissimi auguri a tutti. Di serenita’ soprattutto.

Un abbraccio
E.

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3 Risposte to “NATALE ESTERO”

  1. retorico Says:

    La tua dedica non é per me, che il Natale giá lo passeró altrove, su tastiere diverse con atmosfere differenti.

    Ma invidio (sentimento poco natalizio e peraltro iperbolico) i tuoi amici che ricevono letetre del genere: se fossero scritte a mano sarebbero da incorniciare.

    E poi i tuoi viaggi, le tue mete, le tue descrizioni leggere ma profonde, precise, sono aria per i miei polmoni.

    Infine un applauso, uno scroscio di applausi, per l’utilizzo della parola “carole”.

    Serenitá.

  2. dipocheparole Says:

    azz… grazie Retorico, mi hai fatto venire i brividi!
    L’utilizzo di “carole” dipende dalla frequentazione del mondo anglosassone (lezioni di inglese) dove pare che come parola, e pure come nome, vada ancora molto di moda.
    grazie e auguri ancora.:))

  3. elizabeth_siddal Says:

    Belli che siete…
    Ecco i miei amici.

    Auguri, cara E. Io quelle lettere le ricevevo e – si dice così, no? – sembra ieri.
    (Il fatto è che era proprio ieri!)

    Sai cosa ti auguro per il 2008?
    Ecco.
    Per ora, Buon Natale.

    Cip ***

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