ALBERO

I bambini dall’alto sembrano più piccoli. Bambini che non conosco neanche poi, e chi li ha mai visti qui sulle mura questi. Eppure alla fine siamo una decina, e non so neanche chi sia stato il primo a decidere di fare questo gioco.
Eravamo venuti qui a bere alla fontanella, quando Carlo, quello con la maglia rossa, quello che non parla mai, ha cominciato a salire sull’albero. Nessuno di noi l’aveva mai fatto prima. Tantomeno io e l’Anna che di solito ce ne stiamo sul bastione a giocare tra noi e a guardare i più grandi che giocano a calcio. A lei piace Renato e a me Fabio, ma oggi loro non c’erano, c’erano invece questi che ho già visto a scuola nella quinta del maestro Brandolini, l’unica classe che ha un maestro, l’unico che riesce a tenerli a bada, una trentina e tutti maschi. E non so perché, l’Antonietta, che è vicina di casa dell’Anna e che parla sempre con tutti, ha cominciato a dirgli se giocavamo insieme e loro hanno cominciato a rincorrerci, ma così, senza che fosse un gioco vero, e alla fine noi eravamo stanche e stufe e sudate, e loro pure, e siamo scesi tutti ai giardini a bere.
Carlo ha bevuto alla fontana, e asciugandosi la bocca sulla manica, ha alzato gli occhi sull’albero, ha allungato le braccia, ha fatto un salto, e si è appeso al ramo più basso. Poi è stato un attimo, in due mosse era in alto, sul ramo di sinistra che sembra proprio messo lì per sedersi. Lui si è seduto lì infatti, le gambe penzoloni nel vuoto a guardarci. Qualcuno degli altri gli ha urlato: vediamo se hai il coraggio di saltare adesso. Un altro si è chinato, ha raccolto una manciata di sassolini e glieli ha tirati senza prenderlo. I sassolini sono ricaduti su se stessi, bianchi, lenti, senza forza.
Lui tutto serio, non ha detto niente, ha guardato in giù, si è guardato le scarpe, ha guardato i suoi compagni, e si è buttato. È caduto un po’ storto, secondo me si è fatto male, ma non ha detto una parola.
Allora i gemelli si sono arrampicati sull’albero subito dopo Carlo. Uno si è buttato e uno no. Gli altri l’hanno preso in giro, ma non sono gemelli uguali, sono di quelli diversi, di quelli che capisci chi è uno e chi è l’altro. E l’altro ha avuto paura. Poi sono saliti altri due. Gli altri urlavano e ridevano, sembrava che ormai fosse tutto uno scherzo, tanto che è salita anche l’Antonietta e tutti ridevano perché aveva le gonne e le si vedevano le mutande. Si è seduta sul ramo in basso e urlava che lei mica era matta a saltare e che erano tutti scemi. Alla fine, seduti intorno all’albero, ridevamo tutti e l’Anna mi stava anche dicendo che era tardi e doveva andare a casa, quando non so cosa mi è preso. Mi sono alzata dal muretto e sono andata verso l’albero. L’Anna si è alzata anche lei ma non ha detto niente. Anch’io avevo le gonne, la gonna scozzese. Maledetta la volta che stamattina ho messo la gonna, colpa di mia madre che insiste sempre. I bambini sono stati zitti, io non sapevo bene come fare a salire, non sono mai salita su un albero, ho sempre guardato i miei fratelli da giù, ma non l’ho mai fatto. Forse ho imparato, perché è finita che ora sono sul ramo più alto.

Ho il fiato corto, un gran caldo, un graffio che mi brucia, dietro, sulla coscia, i bambini ora mi urlano di buttarmi, di saltare, ma sono lontanissimi, là in basso, ho paura di farmi male, sicuramente mi prenderò una storta, o cadrò sulla ghiaia e mi rasperò le ginocchia come un mese fa quando con la bici ho voluto fare la discesa della curva in fondo alle mura, o come quella volta ai giardini di Sant’Andrea che sono scivolata giù per la riva e mi sono grattata i gomiti e le braccia sul cemento, e cosa diavolo mi è venuto in mente di salire qui, però non so, non l’ho mai fatto, non ero mai salita su un albero, ecco perché tutti lo fanno, ecco perché i miei fratelli facevano a gara per salirci, perché è bello, è bello da qua, bello vedere i giardini dall’alto, belle le foglie da vicino, verdi, bella l’erba vista da qui, bello questo vuoto in testa, bello non sentire più niente, bello questo ronzio nelle orecchie, questa confusione, bello salire ancora più in alto, sul ramo più alto, bello bello. Bello, volare.

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5 Risposte to “ALBERO”

  1. anonimo Says:

    bastasse la bellezza a far muovere le cose, saremmo tutti più in alto. 🙂

  2. anonimo Says:

    Buone feste… per quanto possibile 🙂 ciao – Marino

  3. anonimo Says:

    buone feste, buona vita!
    elena g.

  4. agomast Says:

    Letto.
    Auguroni.

  5. dipocheparole Says:

    Marino, Elena, Ago: buone feste a voi e grazie!

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