UN PO’ DI AMERICA finta e vera

Cosa ci devo fare? Mi piacciono i film di Natale. Ma non quelle cagate di De Sica (Christian) e quell’altro di cui ora non ricordo il nome, ma quei film americani tipo quello che ho visto stasera in tivu: "Miracolo nella 34esima strada", dove un vecchietto con la faccia da Babbo Natale, e che è Babbo Natale in persona, che lavora in un grande magazzino di New York dove fa appunto Babbo Natale con i bambini che gli si siedono sulle ginocchia e gli chiedono i regali, cosa che accade solo nei film americani, viene accusato (ingiustamente) di non essere Babbo Natale. Nel contempo, la sotto trama ci mostra la sua capa, donna in carriera che non crede più nell’amore e nelle illusioni dopo l’abbandono da parte del marito, che insegna alla sua bambina a non credere a Babbo Natale, e a non illudersi in genere, per non dovere soffrire un domani.
Finirà per sposarsi la notte di Natale con il bell’avvocato che in tribunale difenderà con successo Babbo Natale da chi lo accusa di essere un vecchio pazzo, suscitando una rivolta popolare tra grandi e piccini niuiorchesi, con tutta New York che si ritrova nelle strade della città alla stessa ora per sostenere Santa nel processo, titoloni sui giornali che scorrono uno dietro l’altro alla vecchia maniera hollivudiana e la scritta "I believe" su muri, cartelli e distintivi sui cappotti.
Nel frattempo nevica sulla città in festa, la gente pattina al Rockfeller Center, i bambini sono un po’ americani ma simpatici, i vecchietti burberi ma generosi, i cuori infranti si riparano e rigioiscono, nelle case ci sono grandi alberi di Natale addobbati magnificamente, tutti sono buoni, e perfino io mi commuovo. It’s a wonderful wonderful world.

Tutto ciò comunque mi ricorda una cosa che ho scritto qualche mese fa a Chicago.
Non era Natale perché eravamo già in febbraio, ma cadeva la neve, e come spesso succede in America mi sembrava di stare in un film. Un film di quelli che piacciono a me.

CHICAGO E LA NEVE

Ginger procede silenziosa al mio fianco, ansimando leggere nuvolette di vapore che subito svaniscono e producendo solo un lieve sfrigolio nella neve fresca.
Il marciapiede ne è completamente ricoperto dopo la nevicata di oggi e così anche i giardinetti di fronte alle case e i quattro, cinque gradini che salgono ai portoncini d’entrata.
Sono le dieci di sera, la neve cade ancora, a tratti lentamente, a tratti roteando vorticosamente, spazzata dalle folate di vento che arrivano dal lago.
In North Burling Street il silenzio è interrotto solo ad intervalli regolari dallo sferragliare della sopraelevata, The Elevated Train, la El, come viene affettuosamente chiamata, oppure "Chicago’s rusty iron heart", il cuore di ferro arrugginito di Chicago, (come la definì Nelson Algren, uno scrittore innamorato di questa città e cantore dei bassifondi dell’America in "Take a Walk on The Wild Side" (molto prima di Lou Reed..).
Da una di queste casette ai lati della strada, potrebbe uscire da un momento all’altro, scendendo di corsa i gradini, un James Stewart o un Cary Grant in cappotto e cappello e avviarsi lungo il vialetto improvvisamente virato in bianco e nero, e una di quelle attrici anni 40, in cappottino stretto in vita, cappellino e borsetta al gomito, potrebbe rincorrerlo a passetti corti nella neve.
All’angolo della strada Frank Capra potrebbe filmare un Gene Kelly che danza sotto un lampione vestito da marinaio o un giovane Frank Sinatra che avanza pensieroso lungo il marciapiede, mani in tasca e cappello all’indietro, in un cortocircuito di memorie cinematografiche.
Nel frattempo i medici di ER, finito il loro turno, salgono le scale di legno della sopraelevata e aspettano il treno tra folate di vento gelido, fiocchi di neve impazziti e dialoghi drammatici, per poi salire sull’ultimo treno che li porta nel loro appartamento solitario, alla fine di una giornata difficile. In ER a Chicago è sempre inverno e la vita è sempre complicata. Ma è solo un film, e la realtà è ben diversa: a Chicago può anche essere primavera.
All’incrocio con la Webster Road, Ginger si ferma, alza appena il sopracciglio destro per capire se ho intenzione di andare all’Oz Park, e procede lentamente. "Good dog", le dico, come si usa qui, "good girl", allungando la mano ad accarezzarle il dorso color miele, e l’effetto è un lento scodinzolio di riconoscenza.
Il "Tin man", l’Uomo di latta del Mago di Oz, osserva i rari passanti leggermente piegato dal suo piedestallo all’angolo del parco. La sua corazza di latta riflette la luce dei lampioni, e da un momento all’altro con un balzo potrebbe saltare giù e con un leggero tintinnio di metallo mettersi a correre nel parco silenzioso ricoperto di neve, con pochi balzi raggiungere il "Cowardly Lion", la statua di bronzo del Leone codardo dal cuore di paglia e insieme correre via nella notte, scomparendo nel buio. Di sicuro non lascerebbero impronte.
Ginger è stanca, oggi al lago, nonostante il ghiaccio che si condensava in riva in piccoli iceberg bianchi, il richiamo dell’acqua è stato troppo forte e si è buttata più volte a nuotare. Il lago Michigan, un lago che è come un mare, azzurro cupo e ornato di piccole creste di ghiaccio bianco, e un Golden Retriever color miele, che nuota in mezzo al ghiaccio con una pallina rossa in bocca, è la mia prima immagine di Chicago. 

(dedicato alla Manu:))

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7 Risposte to “UN PO’ DI AMERICA finta e vera”

  1. LaScazzata Says:

    bel blog.

  2. LaScazzata Says:

    ho letto solo ora. sei di torino? anche io. Cavolo, torino è bella sì. e niente scherzi.

  3. autorock Says:

    scrivi da dio 🙂

  4. retorico Says:

    Vedo che hai fatto dei giri promozionali.
    Da come la descrivi sembra che l’America esista veramente.

  5. dipocheparole Says:

    @laScazzata: grazie. non sono di Torino, ma ci vado spesso e mi piace assai.
    @autorock: 🙂
    @retorico: non ho fatto giri promozionali, ma ti informo che se scrivi un post sulle due di notte, ci sono in giro caterve di ragazze insonni e vivaci che leggono l’homepage di splinder e entrano nei post appena pubblicati. ,)
    L’America esiste eccome.

  6. agomast Says:

    Questa stoira delle ragazze a caterve ,inosnni e vivaci mi stuzzica piu di un filo interdentale. Mi domando come fai a saperlo:hai un’agenzia?
    E’ un paccato che tu non veda il prossimo film Natale in crociera, con De Sica e la Brilli, perche’ ci sono anche io. E’ solo un’inquadratura ma puo’ essere un inizio, ti pare?
    Hanno ritenuto che fico come sono non potevo mancare in una pellicola immortale. Per cui presto tornero’ in america.

  7. dipocheparole Says:

    Ago, fico come sei forse non potevi mancare in una pellicola immorale.
    😉

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