GESUTIAMO

Del tipo che da un’ora urla nel cellulare andando avanti e indietro nel corridoio del treno, ormai so tutto. Che ha una moglie che si chiama Paola, che ha due bambine: Benedetta che domenica porterà sugli autoscontri alla fiera, e non deve preoccuparsi che negli autoscontri non cade l’acqua se piove perché sopra c’è il tetto, e una più piccola che lui chiama Franci, che non ha voglia di parlare al telefono e neanche sembra molto interessata al fatto che il papà finalmente stasera tornerà a casa.
So anche che ha un’anziana mamma che vive da sola e che si preoccupa dei troppi compiti che la maestra da’a Benedetta, e che si lamenta di un qualche parente, presumibilmente il di lui fratello, che non maturerà mai, diversamente da lui che la chiama tutte le sere per darle un saluto.
Poi so che il 20 o il 21 dicembre sarà a Gorizia, che giocoforza ha problemi di lavoro con un certo Marco con cui deve giocoforza trattare per un certo impianto di riscaldamento, scaldabagno piuttosto che rubinetti dell’acqua calda e fredda e quant’altro che dovrà comunque essere computato alla sua ditta.

Ieri per un’ora e mezzo, ho invece seguito gli andirivieni di un certo Signor Giordano attraverso gli uffici di una ditta. La signora seduta di fronte a me telefonava a tutti gli interni e chiedeva di Giordano. L’inafferabile Giordano non c’era, o era sempre appena uscito dall’ufficio in questione, ma nel frattempo lei ne approfittava per scambiare due parole con tutti i colleghi della ditta.
Poi c’era il ragazzo di fianco a me, con suoneria a muggito di vacca che scambiava messaggi e riceveva brevi muggiti in risposta. Nel frattempo, la ragazza che la sera prima aveva partecipato ad un addio al nubilato, raccontava alle amiche assenti che tutte si erano divertite un casino e che Alessandra era vestita di una nuvola di tulle violetto.
Invece nell’open space di un vagone tra Milano e Torino, una nigeriana ricoperta di ori, ha urlato nel telefono per quaranta minuti buoni in nigeriano stretto. Era seduta ad almeno quindici metri di distanza, ma sembrava di averla in braccio.
Per fortuna ci sono le telefonate secche e scazzate di mogli e mariti: Ciao. Sì. Sei andato?. Sì. Vai tu a prendere Simone?. Sì. Ok. Ciao.

Alzo gli occhi dal libro che tento inutilmente di leggere da 200 chilometri e guardo soprappensiero il paesaggio che scorre dietro il finestrino: GESUTIAMO, leggo su un muro presso Treviglio. Che vuol dire? Un’esortazione a gesutiare? GESUTIAMO, anche appena dopo Lambrate. Ma che è? Tutta sta gente che parla mi rincoglionisce.
Improvvisamente un’illuminazione: non è un verbo, è l’adorazione del Verbo. Guardo di riflesso la suorina grigia e mesta che ho seduta di fronte. Non si può rallegrare del Gesutiamo: sta scambiando messaggini.

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5 Risposte to “GESUTIAMO”

  1. retorico Says:

    Non so se sia una delle infinite leggende metropolitane, ma avevo sentito che scritte tipo DIO C’E”o GESUTIAMO sono dei messaggi in codice degli spacciatori di droga ai clienti; significano piú o meno: é arrivata roba nuova.
    Tra vedere e non vedere, sarei sceso alla prima stazione a verificare.

  2. elizabeth_siddal Says:

    Un’amica aveva amato moltissimo un grandissimo figlio di buonadonna che era un traditore, un dissoluto, uno che morire se prendeva mai un impegno sentimentale e, purtroppo, anche un bellissimo ragazzo… il che non l’aiutava a lasciarlo perdere.
    Lei ci era morta, per lui, ma niente da fare: il bello e dannato non si era mai legato del tutto.
    Poi, qualche anno dopo, l’amica mia transitava su una statale vicino a Roma e lo ha visto con la moglie e i bambini. Stava di fronte ad un banchetto che recava la scritta “Dio c’è”.

    – Aò, Ci, ma te rendi conto? DIO C’E’!!! Con la moje e tre bambini! LUI! Mavammorìammazatovah!

  3. Wynck Says:

    Ma non era Gesu ti ama?

    Forse solo quà sotto ci ama, là sopra lo amate voi?

    Valli a capire questi del nord con la casa piena di oggetti per il 90% inutili e la yaris grigia metalizzata e gli stivali sopra i jeans a vita bassa…

    Lo amano, bah…

    W

  4. dipocheparole Says:

    Non sono pratica Wynck, a me non mi ama nè io, al momento, amo nessuno tra umani e divini.
    Diciamo che provo umana simpatia.
    Ma forse è meglio sentirsi amati che amare senza apparente risultato. In fondo, se come dici, lì Dioviama vi compensa della mancanza di Yaris metallizzate e pantaloni a vita bassa.
    (guarda che comunque va la vita alta ora)

  5. Wynck Says:

    A me và sempre la vita di traverso…
    Non so se è una moda che un giorno prenderà tutti…

    🙂

    W

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