ANCORA APPARTENENZE

Finisco di lavare i piatti, ritorno in soggiorno dove ho la tele accesa su Matrix e dove mi sto godendo un urbano e contenuto Gianfranco Fini che, leggermente più ingiallito del solito, tiene sotto apparente controllo bile verde, collera nera ed altri umori, e parla con estrema diplomazia della fondazione dell’ultima casa delle libertà del popolo libero del polo del popolo delle libertà e un luciferino Giuliano Ferrara che commenta dicendo che Berlusconi ha avuto fin troppa pazienza con gli alleati che da mesi parlavano male di lui, ma che è un signore che ha in massima considerazione la parola data e la stretta di mano, e mi trovo davanti delle immagini che corrono sullo schermo al modo di una serie di diapositive, degli ultimi venti, trenta, anni di storia italiana.
C’è Pertini che saluta dagli spalti dello stadio di Madrid alla finale dei mondiali dell’82, c’è Papa Wojtyla che bacia la terra all’arrivo da qualche viaggio, un volantino di quelli stampati al ciclostile con la stella a cinque punte delle Brigate Rosse, i fratelli Abbagnale in canoa, l’asfalto divelto della tratta di autostrada Palermo – Capaci, la stazione di Bologna in macerie appena dopo l’attentato del 2 agosto dell’80, Falcone e Borsellino sorridenti, Margherita Hack davanti ad un telescopio, Michelangelo Antonioni con la cinepresa e il ragazzino di "Nuovo cinema Paradiso".
Sicuramente c’erano altre immagini, ma io queste mi ricordo, e poi la cosa era già cominciata.
Il sottofondo è di musica e di parole lette in tono grave, associando per esempi contrari immagini di buoni: Falcone e Borsellino, e di cattivi: le Brigate Rosse, di eventi tragici: l’attentato a Bologna, e felici: la vittoria degli Abbagnale.
Non riesco neanche a seguire bene le parole perché le immagini, fortemente emotive, mi rimandano, come spesso succede, all’attimo esatto della mia vita in cui quel fatto accadeva.

Quel 2 agosto di un’estate di una vita fa, in cui accesi la televisione sul telegiornale dell’una, mentre apparecchiavo la tavola, e le parole di una discussione con mio fratello mi morirono in gola mentre guardavo le immagini della stazione di Bologna, e tutti e due restammo lì in piedi a guardare il telegiornale.
O quel marzo del 78, mentre ero in gita scolastica in un museo di Volterra, sotto un temporale da finimondo, e il custode del museo entrò in una sala e con cadenza toscana urlò: "Oh! Hanno rapito il biondo! Sì, il moro, insomma". O la finale dei mondiali dell’82, tutta la famiglia schierata sul divano di casa, e mio padre che non reggeva la tensione e usciva in terrazza a fumare.
Comincio a chiedermi confusamente dove voglia andare a finire Mentana con un filmato del genere, di storia italiana così fondamentale, ma anche così elementare nelle contrapposizioni, ma sono anche fin troppo emozionata per chiedermelo e mettere in moto un qualche senso critico. Mentre mi siedo lentamente, riesco solo a pensare che il bambino del Nuovo cinema Paradiso ha un’arcata dentaria molto stretta e che sicuramente ora che è cresciuto gli avranno messo l’apparecchio.

Scopro presto che Mentana non c’entra. Buon per lui: è una cazzo di pubblicità.
Una cazzo di pubblicità che si appropria degli anni di piombo, di stragi di mafia, di stragi fasciste: morti, dolore, sangue, con il corollario mai dimenticato di complicità, enigmi italici e collusioni mai svelate.
E poi personaggi amati come Pertini, irripetibili come Antonioni, e poi giudici morti, personaggi dello sport e della cultura e perfino un papa quasi santo subito.

È la nuova fiat, che appartiene a tutti noi. Ennò cazzo. Questa roba non ti appartiene, io, con le mie emozioni di una vita non ti appartengo proprio. E se davvero ci apparteniamo, queste sono le foto di famiglia e tu le mostri ai quattro venti per vendere le tue lamiere. Ennò, cazzo di macchina a me proprio non appartieni.

Sconcertata, entro in internet per rivedere la pubblicità. In google digito "campagna pubblicitaria nuova fiat", e trovo subito il blog di un pirla che si autocurricula come Dottore in Scienze dei Beni Culturali ed esordisce con un : "A dir poco splendida la campagna pubblicitaria della nuova fiat 500".
Cavolo, ma mi sconcerto solo io?

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11 Risposte to “ANCORA APPARTENENZE”

  1. Wynck Says:

    Sai raccontare.
    E sai scrivere.
    E le cose non sempre vanno bene insieme.

    My compliments…

    W

  2. anonimo Says:

    Nono cara mia, non sei sola. E’ che non tutti sanno raccontarlo così bene. Oggi entri di sacrosanto diritto tra i miei link “da vedere”. Ciao – Marino

  3. dipocheparole Says:

    grazie raga:))

  4. dipocheparole Says:

    … ehm wynck.. che vuol dire che non vanno bene insieme?..;)

  5. Wynck Says:

    Eh…sapessi…

    W

  6. retorico Says:

    Forse hai la mia stessa etá (19 anni) perché ci emozionano e sconcertano le stesse cose.
    Meno Pertini.

  7. dipocheparole Says:

    Noi diciannovenni abbiamo saldi princ^pi. 🙂

  8. elizabeth_siddal Says:

    Parola sante, amica mia. Parole sante!

    PS: Hai idea di quanto sia riposante leggerti, invece di farmi leggere da te?
    Mai consiglio elargito mi ritornò con simili vantaggi. Mai!

    PS: Brava che sei! Brava!

    *

  9. dipocheparole Says:

    grazie cara. sarebbe bello però leggere anche te come ai bei tempi…

  10. retorico Says:

    Giá, i bei tempi andati, quanto ci leggevamo vicendevolmente.
    Ahi! Ancor mi duole il cor a ripensarci.
    Perché non si possono rinverdir quei giorni, perché non si puó tornare indietro?
    Scusate, vado a piangere un po’ piú in lá.

  11. dipocheparole Says:

    scémino! mi stai forse dando della nostalgica!? a me!!?

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