L’ITALIA

La signorina che ride e parla ad alta voce nel cellulare da dieci minuti, guardandosi in giro con occhi vivaci, è salita a fatica sul treno regionale che fa coincidenza con altri due treni a lunga percorrenza nella stazione nodo ferroviario del nord est, all’ora di punta del venerdì sera, si è fatta largo tra altri corpi, zainetti e borse di viaggiatori e pendolari, ha trovato un posto in piedi nel primo vagone e ha lasciato la sua valigia rosa davanti alla porta.
Quelli che salgono sul treno aprono la porta del vagone di circa quaranta gradi, oltre non è possibile per via della valigia rosa, inciampano nello zainetto verde a fianco del sedile del ragazzo che è seduto nel primo posto a destra e che, auricolari nelle orecchie, guarda fuori dal finestrino, e cercano di procedere nel corridoio.
Quelli che arrivano di corsa, scendendo dall’intercity che si è appena fermato sul marciapiede opposto, cercano di infilarsi tra altri viaggiatori saliti prima di loro che ora sostano impassibili all’entrata creando un fronte compatto di corpi e valigie. Almeno quindici persone, con relative borse e zainetti, rimangono in piedi tra i due vagoni. Qualcuno di quelli che sono già saliti e sono in piedi nel vagone, torna verso l’entrata perché deve scendere alla prima fermata e teme di non fare in tempo a passare.
Altre persone arrivano e premono per entrare ma non ci riescono, guardano noi, in piedi nei vagoni, dove pure ancora ci sarebbe posto, almeno un’altra ventina di persone ci starebbero, in piedi, in ogni vagone, muovono le braccia e gridano parole che all’interno non arrivano. Un ferroviere si sbraccia e urla qualcosa davanti ai finestrini, i viaggiatori che si sono conquistati un posto sul treno in partenza telefonano, mandano messaggi, leggono, parlano. Qualcuno vede il ferroviere e ride o si incazza: ma dove vuoi che andiamo?

La situazione è la stessa su tutti i vagoni, l’ho visto quando sono salita, perché su tutti i vagoni c’è una valigia rosa davanti alla porta, uno zainetto verde lasciato cadere a fianco del sedile d’entrata e un muro di persone davanti all’ingresso.

Il treno non parte. Passano dieci minuti. La gente rumoreggia, i colleghi di lavoro ridono amaramente, citano orari e coincidenze e si chiedono se magari finisce che aspettiamo anche l’Eurostar. Parte una ventata di suonerie e di telefonate: chi aspetta nella prima stazione di fermata, chiama, e chi doveva arrivare, avvisa che siamo in ritardo.

L’altoparlante annuncia che è in arrivo un treno supplementare ma non dice a che binario e fra quanto tempo. Nessuno si muove, anche perché muoversi sarebbe impossibile e tutti pensano che sicuramente partirà prima il treno su cui già siamo saliti. La ragazza che telefonava, ora, con dita veloci, manda messaggi, la valigia rosa è sempre davanti alla porta, lo zainetto verde intralcia ancora il corridoio. Qualcuno scommette che magari faranno partire l’altro treno o che addirittura ormai ci fermeranno per dare la precedenza all’Intercity. L’altoparlante dice che il treno supplementare arriverà sul binario a fianco, ma non dice dove fermerà.
Arriva il treno supplementare e l’altoparlante dice che fermerà in tutte le stazioni. Nessuno scende, e sul treno supplementare salgono rassegnati solo i pochi che erano rimasti a terra. Parte un’altra ventata di suonerie e telefonate. Ormai il ritardo è di venti minuti. I due treni, uno a fianco all’altro sono fermi.

Alla mezzora di ritardo, lentamente, il primo treno parte. Dall’ufficio movimento della stazione al primo binario esce una ragazza vestita da ferroviere e cammina lungo il marciapiede: lei guarda verso di noi e noi guardiamo verso di lei. Meglio che vai a nasconderti, dice qualcuno ad alta voce.

Se qualcuno cerca una metafora della situazione politico-sociale italiana, una delle cose da fare è prendere un treno. Gli elementi ci sono tutti: individualismo, disinteresse per la cosa pubblica, egoismo, disorganizzazione, pressapochismo, arroganza, mancata assunzione delle proprie responsabilità.
La casta siamo noi. Tutti: ferrovieri e passeggeri insieme.

Annunci

7 Risposte to “L’ITALIA”

  1. Wynck Says:

    Mi stavo chiedendo in questi giorni che cosa succedeva nel laborioso nord est italiano, laborioso e opulento, quello delle villette col prato finto e i nani e Biancaneve sul prato insieme all’altalena.

    Mi stavo chiedendo che fine aveva fatto e cosa succedeva tra le laboriosissime popolazioni del nord est, quelle che sfottono il sud per la sua religiosità sacralissima fatta di Chiese imponenti e fazzoletti neri e processioni dietro le statue e cosa facevano la sera queste popolazioni del nord est.

    Sei venuta tu a dirmelo: si fanno trasportare nei treni, si fanno accalappiare a firmare rate di oggetti inutili e leasing per l’auto.
    Sopratutto si sono fatti rubare il tempo libero.

    Keerch…

    🙂

    W

  2. anonimo Says:

    Che angoscia… ho percorso per un paio d’anni (molto tempo fa) la tratta Mestre Vicenza e ritorno tutti i giorni per sei giorni la settimana. Se calcolassi le ore che ho lasciato su quei marciapiedi e lungo quei binari, mi salterebbe fuori il tempo per un’altra vita.
    🙂 Marino

  3. agomast Says:

    Emmeno male che siamo dipoche parole…

  4. dipocheparole Says:

    qui ci vuole un lungo post di poche parole sul nord est!
    (ciao ago)

  5. biancac Says:

    uau, un altro ricilaggio ;-)) Bravo, Ago!

  6. agomast Says:

    “Bravo Ago”, di cosa?

  7. biancac Says:

    ;-)) Inutile che ridi con quella faccia lì, scioccarello!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: