PROPRIETA’ E APPARTENENZE

La stazione di Magenta, tra Milano e Torino, è dipinta di un rosso che non è propriamente magenta, ma piuttosto mattone. Insomma, non proprio il colore delle braghe alla zuava dei francesi che combatterono la famosa battaglia che ha poi riempito di Via Magenta le strade d’Italia, e neanche il magenta di cui la DeutscheTelekom rivendica in questi giorni l’esclusiva proprietà.

Notizie sparse dal giornale che leggo attraversando in treno il nord Italia da est a ovest, nel mio viaggio settimanale da T. a Torino. Ora anche i colori diventano di proprietà si indigna il pittore Gianni Dessì, interpellato per commentare la vicenda dal giornalista giustamente scandalizzato. E in ugual modo si indigna tutta la rete, che dai vari blog insorge e chiede l’intervento dell’Unione Europea contro la Deutsche Telekom che si permette di dire che il colore magenta, sì, insomma, il rosso, è suo perché ci ha scritto per prima dentro la T di Telekom. E così pure la Red Bull, che utilizza il blue silver per la sua bevanda, che non ho mai capito in realtà cosa sia, tra l’altro. Attenzione che il blu e il grigio sono della Red Bull. Non permettetevi di colorare cieli notturni di blu, né pareti del tinello di grigetto.

Però, alzando gli occhi dal giornale, e guardando dal finestrino i mille capannoni, centri commerciali, fabbriche, fabbrichette e villette recintate che straziano e seviziano il panorama di quella che era la campagna veneta e lombarda, mi chiedo in effetti che differenza ci sia tra il dire:
"il colore magenta è mio", e : "da lì, dove passa il fiume, a lì, dove ho messo il recinto, è mio, e ci costruisco sopra il mio capannone".
Insomma, abbiamo sempre fatto a chi arriva prima, e ora di cosa ci lamentiamo?
Anche Tom Cruise in "Cuori ribelli" dove fa la parte del coraggioso colono ai tempi della conquista del Far West, arriva per primo dopo una furiosa corsa a cavallo e pianta la sua bandierina rossa nella terra fertile dove costruirà la sua fattoria con Nicole Kidman. Che prima ci fossero gli indiani non ha importanza. Erano arrivati prima, ma mica erano dei nostri.

Inserto salute: la signora Alessia di Firenze si lamenta, si indigna, si incazza di brutto insomma, perché, dice, la Regione Toscana in un impeto di buonismo, vuole dare la tessera sanitaria anche ai clandestini. E lei paga le tasse, e deve fare mesi di coda per avere un appuntamento e prima pensiamo a sistemare il nostro servizio sanitario nazionale, prima di pensare a curare anche, perfino, i clandestini. Che poi è un qualcosa che si fa da sempre: la Regione Toscana voleva solo ampliare i servizi offerti. Insomma, anche in questo caso, c’era prima lei, l’Alessia. C’eravamo prima noi.
Lo so, la faccio troppo facile. Non tengo conto di tutti i problemi che sono ogni giorno in prima pagina sui giornali, ma anche la signora Alessia la fa troppo facile. Pensa solo che c’era prima lei e si sente tradita dai suoi. Dai nostri insomma.

Io, da parte mia, ho quasi un trasalimento di incredulità e di riconoscenza, ma soprattutto di incredulità quando nell’articolo il giornalista ricorda che l’articolo 32 della nostra Costituzione dice che :"… la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti…". Lo sapevo che diceva così, ma me l’ero dimenticata, e soprattutto ho pensato a chi, oggi, scriverebbe mai ancora la Costituzione così. Forse sbaglio.

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