TORINO

Foglie gialle, arancioni, marrone accartocciato, cadono veloci a nevicata dagli alberi lungo l’argine del Po. A Torino tira un vento teso che si alza in folate improvvise, solleva ventate di polvere dalle strade lucide. È il foehn, la bora dell’ovest. Chissà perché Torino me la immaginavo sempre immobile, compassata, rispettata da un vento troppo impetuoso. Un vento teso, mobile, da città di mare piena di vicoli e di anfratti , e che invece corre veloce giù dalle colline, e si allarga senza ostacoli tra le vie geometriche della città spazzandone le larghe strade e riempiendo le piazze austere.
Torino luccica sotto un cielo terso e azzurrissimo da capitale delle montagne. Sembra appena lavata e lasciata lì ad asciugare all’aria. Mi sorprende perfino il fiume che corre sotto i ponti del centro con un fragore di torrente, non di fiume di città.
Torino da’ del tu alle strade: c’è Corso Vittorio (Emanuele), Piazza Vittorio (Veneto), addirittura una signora, avvicinata per un’informazione, mi parla di via Massimo. Via Massimo? Dico io, cercando velocemente sulla cartina tormentata dal vento. Ma dove? Sì, lì, non vede? Via Massimo D’Azeglio. Per non parlare di Via Duca (Degli Abruzzi). Va beh che anche a Padova c’è il Prato e il Santo, ma qui mi sembra che omettiamo un po’ troppo.

Tutti i torinesi che incontro sono fierissimi del nuovo luccicore della città e dei vestiti nuovissimi che indossa. Palazzi, monumenti, giardini e strade sembrano tutti passati con la carta vetrata, qualcuno poi ha dato una mano di antiruggine, di impregnante, e ha ridipinto la città. Non è rimasto davvero niente dell’impressione di città grigia, lavoratrice e polverosa che mi portavo dietro da una visita di tanti anni fa. Dovrei passare anche per la periferia. Chissà lì com’è la storia. La prossima volta ci vado.
Per la strada, cadenze torinesi con antichi sottoaccenti calabresi, siciliani, napoletani. Stranieri, tanti. Come altre città d’Italia, anche Torino non è più solo un posto dove si nasce e si resta per mille anni, ma anche un posto dove la gente arriva perché ha cercato altro. Con tutti i problemi e le sfide di un’emigrazione incontrollata, ma con la sensazione che la città alla fine accoglierà e digerirà tutti. Bene o male.
Torino da’un’idea di grandezza che non è solo quella delle sue strade, o del suo fiume. Ad ogni passo si incontra la storia dei libri, del sussidiario delle elementari, con tutte le guerre di indipendenza una dietro l’altra. Ad ogni passo scopro che in questa casa d’angolo ha vissuto Nietzsche, di là è passato Gramsci, qui Cavour, lì Alfieri, per non parlare di Cagliostro. Sono una povera provinciale in giro per la grande città, lo ammetto, ma a me tutta questa storia fa effetto. Guardo le targhe sui muri con venerazione, scruto i mattoni come se potessi vedere uscire sapienza, cultura e storia dall’intonaco e scivolare giù allagando l’insegna della pizza al taglio e arrotolarsi sul cartello del divieto di sosta sottostante. Come mi aveva fatto effetto il Partenone a 18 anni, che volevo assolutamente vedere dopo aver fatto per cinque anni di liceo traduzioni di Senofonte o di Erodoto. O come, per altri percorsi emotivi, mi ha fatto effetto vedere e toccare l’Opera House di Sydney dopo averla vista per centinaia di volte in fotografia sui cataloghi dell’Australia o qualche incrocio del centro di Tokyo, dopo aver sognato per anni il Giappone.

Com’è diversa invece la città dove abito. Certo, tutt’altra storia, tutt’altra posizione, tutt’altra grandezza. Una cittadina, dall’altra parte dell’Italia. Ma questo è un altro post.

 

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2 Risposte to “TORINO”

  1. anonimo Says:

    Con un solo umile anno di ritardo (come sai sono stata molto impegnata) ti ringrazio di questo onesto omaggio alla città in cui vivo e di cui sono innamorata da tutta la vita.
    e.

  2. dipocheparole Says:

    ciao bella:)
    e di cui mi sono innamorata anch’io.:)

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