LJUBA

Ljuba è moldava. Ha 18 anni, bionda e sottile come ci immaginiamo le ragazze dell’est. Un visino pallido e serio, gli occhi attenti di chi non capisce ancora bene una lingua e cerca di afferrare ogni suono e ogni gesto per non dover chiedere spiegazioni.
Timida come una ragazzina di 18 anni di altri tempi, ma con una determinazione da adulta nello sguardo.
Ljuba studia al turistico, la sua classe va per due settimane in Gran Bretagna per studiare l’inglese. Le sue compagne italiane non hanno problemi di documenti: entreranno in Inghilterra per diritto di cittadinanza. Lei no. Deve chiedere il visto, e alla segreteria della scuola le hanno detto che deve arrangiarsi perché ormai è maggiorenne.

Arriva in ufficio con la mamma e la signora italiana che le dà lavoro come badante dopo aver girato per mille uffici ed agenzie: qualcuno ha spiegato loro come fare, ma nessuno si è assunto l’incarico. Ottenere un visto per la Gran Bretagna è sempre una gran rogna.
La mamma dice solo qualche parola in italiano con un rispettoso ed un po’ ossequioso sorriso di preghiera. La signora italiana mi spiega che sono tanto brave persone, che Ljuba ci tiene tanto a questo viaggio, che è studiosa, precisa e meticolosa come un ragioniere nei suoi compiti, che oltre a studiare a scuola le tiene anche i conti di casa, che vivono da sole, che sua madre si spezza la schiena per farla studiare e che pagherà qualunque cifra per avere questo visto.
Ljuba rimane in piedi, un po’ distaccata, mi guarda seria come se da questo viaggio dipendesse il suo futuro. Tenera e scoperta come un’adolescente che desidera da morire qualcosa, ma chiusa, tenace e determinata come un’adulta che si è già vista sbattere in faccia delusioni e difficoltà.
Non dice una parola. I suoi occhi si illuminano appena quando dico che va bene, e do loro la lunga lista dei documenti e delle carte da portare per cercare di ottenere il visto dall’ambasciata inglese.
Ljuba se ne va senza un sorriso. Alla sua età ha già deciso che non vuole illudersi. La mamma mi stringe la mano come se le avessi regalato un anno di vita.

Rivedo Ljuba quando dall’ambasciata inglese ritorna il suo passaporto con il visto. Viene da sola a ritirarlo. Sorride appena quando le dico: "Hai visto che ce l’abbiamo fatta! Vedrai, Londra è bellissima!". Prima di andarsene da una borsa tira fuori una scatola di biscotti tedeschi, mi guarda veloce e mi dice: "Per lei. Grazie". La ringrazio, la guardo, e immagino sua madre che compra i biscotti al supermercato e le dice di portarmeli.

Ljuba non avrebbe voluto.

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