LIBERA NOS A MALO

26 giugno 2007. La vita è davvero strana. Lunedì sera finisco di leggere "Libera nos a Malo" di Luigi Meneghello.

Libro bellissimo, scritto in una lingua che è una commistione di italiano, veneto e inglese, forse a volte più semplice da capire per chi nella realtà e nel dialetto veneto ci vive, fatto di memorie mai banali, unite a riflessioni profonde, rigorose e allo stesso tempo piacevolissime, sul costume, la storia e i personaggi di un angolo d’Italia sconosciuto ai più, senza mai cadere nella nostalgia, nel provincialismo e nella retorica dei bei vecchi tempi.

Il libro è stato scritto nei primissimi anni 60, Meneghello nelle ultime pagine parla della nascita di un piccolo benessere economico in quelle/queste zone, dove vivo anch’io a poca distanza, da sempre terra di emigrazione per l’estrema povertà, terra di fatiche, di pellagra e di ignoranza, e racconta di piccoli cambiamenti nelle persone, nell’economia e nella struttura della sua cittadina, Malo.

Letta l’ultima pagina, con quel piccolo dolore che prende quando si finisce un bel libro e si vorrebbe che continuasse per altre cento pagine, e si gira tra le mani, rileggendo qualcosa qua e là, mi ero chiesta: chissà se Meneghello avesse scritto la stessa opera in questi anni cosa ne sarebbe uscito.

Mi sarebbe davvero piaciuto un "Libera nos a Malo" del nuovo secolo, in un veneto seviziato dallo sviluppo economico, con un territorio reso irriconoscibile dalla selva di capannoni, zone artigianali e industriali e centri commerciali, una campagna ridotta ai minimi termini, una rete stradale praticamente inservibile perché intasata notte e giorno di camion e traffico automobilistico, e soprattutto mi sarebbe piaciuto leggere una sua riflessione sui risultati di questi cambiamenti sulle persone: il popolo delle partite iva, della rivolta fiscale, delle pretese di autonomia e del "paroni a casa nostra".

Martedì mattina apro la televisione e sento che Meneghello se n’è andato. No, accidenti, ho pensato, e mi è dispiaciuto come se lo conoscessi di persona.

Addio maestro.

 

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