JET LAG

Rolf Potts, il mio mentore, in "Vagabonding, l’arte di girare il mondo", suggerisce al ritorno da un lungo viaggio di prendersela con calma. Calma. Calma ma non troppo, diciamo un paio di settimane al massimo prima di riadattarsi alla vita di tutti i giorni. Un intervallo troppo lungo potrebbe peggiorare le cose e precipitare nel limbo dei disadattati.
Anche al ritorno, come alla partenza da un viaggio, si può andare incontro ad un periodo di shock culturale.

In certi cataloghi di viaggio stranieri, l’intensità dello shock culturale tra il paese di provenienza e quello dell’itinerario da intraprendere, è segnalato dal Culture Shock Grading con un certo numero di pallini rossi: per un farmer dello Utah, un viaggio nel Rajasthan, può essere un’avventura troppo intensa e troppo pesante per diversità di clima, cibo ed esperienze, ed ecco quattro pallini rossi, un breve tour organizzato dello Yucatan con soggiorno mare a Cancun è molto più indicato, ed ecco due soli pallini rossi.
Tornare a T. dopo un giro del mondo di quattro mesi, se mai fosse previsto su qualche catalogo di un qualche sadico tour operator, raggiungerebbe i cinque pallini rossi. Per questo, da una settimana, come un palombaro che deve riemergere con cautela pena l’embolia, sto nuotando molto lentamente verso la superficie: poche uscite, sempre truccata con barba e baffi, nessuna comunicazione con l’esterno, niente televisione, poca radio, molti pensieri, e un generale ottundimento dei sensi. Se mi faccio piccola, invisibile, sorda e cieca riuscirò a sentirmi ancora per un po’ all’estero.
Infine, solo oggi, dopo una settimana dal mio ritorno, riesco ad aprire "La Repubblica", desiderata ardentemente i primi giorni all’estero, quando ancora pesa rinunciare alle abitudini, mai, dico mai, trovata in nessuna, dico nessuna, edicola di Tokyo, Kyoto, Auckland, Wellington, Christchurch, Brisbane, Sydney, Melbourne, Los Angeles e Chicago per citare solo le città maggiori, e infine, una volta superata la dipendenza, sostituita con svagate letture del sito internet. Negli internet cafè di tutto il mondo ero io quell’unica italiana che apriva il sito della Repubblica, leggeva qua e là con un occhio solo, sospirava, scuoteva la testa e passava velocemente ad altro.
Insomma, dicevo che solo oggi riesco a leggere il giornale, comprato quasi per dovere sabato scorso, e, saltate a piè pari politica e cronaca (il colpo sarebbe troppo forte), mi costringo lentamente a leggere "L’almanacco dei libri".
La classifica dei libri più venduti, dopo un primo momento di smarrimento (Lettera ad un bambino mai nato?! Ma se l’ho letto a 16 anni! Cosa ci fa in classifica?!), mi riporta alla realtà dei Tre metri sopra il cielo, e mi fa tornare in mente il settore dei libri di italiano all’interno di una delle più grandi librerie di Tokyo: la Kinokuniya, un palazzo di nove piani di libreria, praticamente un grattacielo di libri.

Quando sono all’estero, uno dei luoghi che frequento più volentieri, anche per capire qualcosa del paese che sto visitando, e, per contrasto, come ritagliando un negativo, per capire qualcosa di più dell’Italia, oltre a mercati e supermercati, sono le librerie. Kinokuniya, il grattacielo dei libri nel quartiere di Shinjuku, una delle aree di Tokyo a più alta concentrazione di qualsiasi cosa: treni, luci, insegne, negozi, grattacieli e soprattutto persone, è un posto in cui perdersi per ore. Nonostante tutti i libri e le segnalazioni siano in giapponese e io non capisca una mazza di giapponese, mi piace comunque aggirarmi tra i reparti. Siamo a metà dicembre, e un’importante indicazione sul carattere nazionale viene dal reparto cartoleria: decine e decine di scaffali, stipati di agende per il nuovo anno. Centinaia di giapponesi che cercano la propria agenda ideale tra migliaia di possibilità: ci sono agende studiate per gli uomini, per le donne, per gli uomini di affari e le casalinghe, per i bambini, i ragazzini e per gli anziani, per chi scrive in verticale e chi scrive in orizzontale, per i mancini, per chi ama i cani, per chi ama i gatti o il giardinaggio o la cucina o la bella scrittura tradizionale con inchiostro e pennello, agende giornaliere, settimanali e mensili, e fin qui nonostante l’enorme varietà, siamo ancora nel campo delle scelte possibili e comprensibili. Ma quale altro popolo al mondo vende agende per segnare gli impegni e programmare il proprio tempo per i prossimi due anni, tre anni, cinque anni e addirittura dieci anni? Io credo solo i giapponesi.

Il reparto libri in lingua straniera segna un altro importante parametro per la comprensione del popolo giapponese. Nel grattacielo dei libri di Tokyo, una delle librerie più grandi della città e forse del mondo, c’è un misero reparto dedicato ai libri in lingua straniera: tre, quattro scaffali di libri di autori statunitensi (del genere Ken Follet, per intendersi), qualcosa in francese, in tedesco e in spagnolo e, per quanto riguarda l’italiano due scaffali di cinquanta centimetri. Sarebbe anche interessante sapere con quale criterio e da chi siano stati scelti i titoli che sembrano quelli di una bibliotechina di classe: c’è il solito "Seta" di Baricco, la solita Susanna Tamaro, l’internazionale Nome della Rosa di Eco, ma anche un insospettabile Nico Orengo. E poi Benni con i suoi "Bar Sport", l’immancabile Moccia dei "Tre metri sopra il cielo", e un po’ di scrittori classici di rappresentanza, Moravia con "La noia", Svevo con "Senilità", Verga con "I Malavoglia", qualche Calvino, due Ragazze di Bube di Cassola, qualche Dante in versione reader’s digest, un Promessi sposi, un Pirandello e un Milione di Marco Polo, che qui, alle porte dell’Oriente, anche se venendo da est, ha un suo senso. Per finire, qualche giallo di Lucarelli, qualche Niccolò Ammaniti e un po’ di Commissari Montalbano (che in Australia danno anche in tivu tutte le domeniche). Insomma, non grandi classici, ma robetta seria.
Ma Melissa P. con i "100 colpi di spazzola prima di andare a dormire" ci voleva proprio?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: