730: LE VITE DEGLI ALTRI

 

"Beh, se vuoi un lavoretto ci sarebbe: ricontrollare gli scontrini della farmacia, e le spese mediche per i 730", mi dice Stefania. "E che vuol dire?" le rispondo io che di denunce dei redditi non ho mai capito una mazza. "Ma niente, dovresti solo rifare delle somme, controllare che siano medicine, togliere i ticket e poi mettere un timbro per presa visione". "Ma sono somme semplici? Sì, insomma, io sono davvero negata per i conti.. non è che mi metti a fare detrazioni, percentuali o che ne so?" "Ma no, è davvero una cazzata, è solo che i ragazzi del Caf non hanno tempo, sono presi malissimo e serve qualcuno che ricontrolli tutto".

Avevo chiamato Stefania per cercare una donna per le pulizie per mia madre che non ce la fa più. Stefania, che lavora allo Sportello Arcobaleno del comune di P., ne vede appunto di tutti i colori ed ero sicura che mi avrebbe trovato qualcuno. Una ragazza filippina, possibilmente. A mia madre piacciono filippine. Sono gentili, dice, premurose. La July che è venuta per un po’ a casa sua, prima di sparire e dissolversi nel nulla, era davvero carina e affezionata, le faceva perfino da mangiare. Delle cose strane, buone eh? filippine, con verdurine sottili sottili, gamberetti, salsa di soia, matassine di spaghetti di riso. E poi sono cattoliche, le filippine, sanno l’inglese, e a volte quando leggo il giornale e ormai ci sono sempre parole in inglese che non capisco, e perché non possono scrivere in italiano, non pensano che la gente di una certa età l’inglese non lo sa? e insomma, così lei può tradurmele.

Stefania, dopo avermi proposto 25 polacche, 15 russe, 40 ucraine, 20 moldave e altrettante rumene, mi dice che per la filippina deve telefonare alla capa dei filippini locali, perché di solito loro viaggiano in coppia: lui fa il giardiniere e lei la governante. Una da sola è un po’ difficile. Però, avrebbe una ragazzina marocchina, appena arrivata in Italia e un po’ spaesata. "Io te la manderei perché così tua mamma le fa compagnia, è così sperduta, da sola tutto il giorno, il marito fa il camionista.". "Vabbè, ci pensiamo, prima però, ti prego, trovami una ragazza filippina. Ma, poi, senti, volevo chiederti, un lavoretto per me, qui non è che ti salta fuori? Una cosa a tempo determinato, non ho voglia per il momento di infognarmi in lavori seri".

Il giorno dopo ho in mano un pacco di buste bianche con la scritta 730. O c’era scritto 740? Già questo da’ la misura della mia menomazione personale con i numeri. Ho sempre avuto grossi problemi con l’aritmetica, poi via via la matematica, e tutto quanto riguarda conti e argomenti loro correlati. Stranamente al liceo avevo 7 in fisica e in chimica e per un brevissimo periodo, un paio di settimane, avevo pure pensato di iscrivermi a farmacia o a chimica. Chissà come sarebbe andata. La cosa strana è che quando qualcuno mi parla di conteggi, o il commercialista mi evoca termini come ritenuta da conto o d’acconto, mai capito, o storno della fattura o detrazione sull’acconto di novembre, il mio cervello comincia a cortocircuitare, i neuroni si annebbiano, le parole hanno altri significati, sfuggenti, vuoti, come mandare a memoria vocaboli olandesi o ungheresi, e mi sale il vecchio senso di impotenza incazzuta che provavo da bambina davanti ai numeri e che non mi sapevo spiegare.

Apro le buste, prudentemente, e mentre scopro che davvero è un lavoro di misere addizioni e mi rinfranco, piano piano, come guardando in casa d’altri da una porta rimasta socchiusa, scopro che il 730 è il diario della vita degli altri.

Cosa diavolo ci ha fatto il signor F.C. con tutte quelle garze e quel cicatrene per un anno intero? Mesi e mesi di cicatrene. Eppure dalle visite mediche non risultano grossi problemi. Solo una detrartasi dal dentista. Eppure lui, almeno una volta alla settimana un bel pacco di garze in farmacia, e giù con il cicatrene. O forse lo usava la moglie? Bambini con le ginocchia sbucciate in famiglia non ce ne sono. Il cicatrene rimane un mistero. Di sicuro, finalmente verso ottobre una scatoletta di Akuel. Vabbè, una in un anno, ma meglio che niente. Si fa festa? Basta con le ferite, le abrasioni e le scorticature? Macchè, a novembre si riprende.

Passo ad altro. La signorina P.G. invece, sui quarant’anni, nubile, si fa di Lorazepam. Ma quanto ne prende? Oh, ragazza mia, stai calma. Non tutte le settimane, ma una confezione almeno ogni dieci giorni. Lorazepam per tranquillizzarsi e pillole contraccettive. Mi fa sospettare una relazione difficile: che si sia ingabbiata con uno sposato? Un separato con figli? O magari ha problemi sul lavoro ma alla sera ha deciso di divertirsi.

M.C. invece, donna, del 63, va avanti a En, un altro tranquillante, e Peridon, un antiacido. Quasi ogni settimana si scola il suo flaconcino di En e giù con l’antiacido.

E W.G., maschio con famiglia a carico, presumibilmente camionista perché presenta ricevuta di assicurazione per un autocarro, che ci fa con il Voltaren? Tonnellate di Voltaren. Avrà mal di schiena a guidare tutto il giorno? Un autocarro è un camion?

Scopro che la gente è affezionata a coppie di medicinali: Imodium e Sustenium, oppure Lasonil e Maalox, o Valium e Yasmin, un’altra pillola contraccettiva, Paracetamolo e Fave di Fuca. Ognuno ha la sua combinazione preferita. Mi immagino il farmacista che vede entrare il signor E.B. e prepara già il Dissenten sul banco con la solita benzodiazepina di accompagnamento. A parte le famiglie con bambini e conseguenti quintali di sciroppi per la tosse, antibiotici e preparati per aerosol, e a parte i casi davvero clinici con centinaia di euro di medicinali e decine di visite mediche, intuisco che la maggioranza delle persone tira avanti tra tranquillanti, antiacido, e antidiarroici. Ogni tanto ci scappa il morto, ed ecco le spese funerarie per il cofano modello 276 e le corone di fiori. O il papà è diventato sordo ed ecco la ricevuta per le pile dell’apparecchio acustico, o il tripode per la nonna, il busto per la ragazzina, e poi un sacco di spese per la fisioterapia del ragazzo caduto in moto. Immagino poveri padri di famiglia, con lavori da poco, imbottiti di Maalox a tirare la carretta per pagare 3000 euro di spese di dentista per la figlia, che almeno lei abbia i denti sani e tasse universitarie per il figlio, e chissà che gli vada meglio. E poi mutui, mutui come se piovesse. E assicurazioni per gli infortuni, sulla vita, sul conducente, sui terzi trasportati, sul furto, l’incendio, le sommosse, e i terremoti e le valanghe o i fulmini e lo tsunami o gli assalti degli orsi bruni no? Ci credo che poi vi bevete litri di tranquillanti.

Poi, oggi, una delle ultime buste mi ha riconciliato con il contribuente medio. Il signor B.D. con un lavoro davvero da due lire, presentava un certificato di affido per un bambino di 10 anni che gli veniva affidato dal tribunale dei minori. E non contento dei suoi due altri figli naturali, scaricava pure una ricevuta di bollettino postale compilato con grafia incerta e con biro con inchiostro rosso, per un’adozione a distanza, in India, a favore di una bambina che vive in un istituto. Ho guardato pure a chi versava l’otto per mille: alla chiesa cattolica. Questo qui ci crede davvero. Qui, nessun antidiarroico, nessun antiacido e niente tranquillanti, solo la ragazzina in cura dal dentista per 5500 euro. Bravo B.D.

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